Adesso le batterie si possono anche mangiare: la scienza chiama questa proprietà "bioassorbimento", la capacità di un materiale di essere ingerito in totale sicurezza. Una soluzione ideale per alimentare capsule per la somministrazione dei farmaci o per raccogliere dati all'interno dell'organismo.
Queste piccole batterie sono il frutto della ricerca del MIT per alimentare dispositivi elettronici ingeribili, sono in grado di generare 1,84 volt e contengono elettrodi in magnesio e triossido di molibdeno. Il team guidato dall'italiano Giovanni Traverso lavora da tempo allo sviluppo di capsule ingeribili per scopi terapeutici, per il monitoraggio dei parametri vitali e per la rilevazione di overdose da oppioidi.
Per alimentare i dispositivi che lo richiedono vengono solitamente impiegate fonti di energia wireless o piccole batterie a bottone. Queste ultime, tuttavia, contenendo litio e altri metalli, presentano rischi per la salute del paziente nel caso in cui l'involucro dovesse danneggiarsi durante il passaggio nel tratto gastrointestinale.
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