Internet sembra un’infrastruttura astratta, distribuita e quasi impossibile da spegnere. Nel secondo trimestre del 2026 però eventi di ogni tipo, tra tifoni, terremoti, errori e purtroppo anche decisioni governative, hanno lasciato interi Paesi o servizi senza connessione. Cloudflare ha raccolto gli episodi più significativi osservati tra aprile e giugno attraverso Radar, la sua piattaforma di monitoraggio del traffico globale. Le cause sono molto diverse, ma dal punto di vista degli utenti, di chi usufruisce della rete, il risultato spesso è identico, tra siti irraggiungibili, applicazioni bloccate e comunicazioni interrotte.Il super tifone Sinlaku ha provocato a Guam blackout elettrici e problemi alle reti idriche pur passando a nord dell’isola del Pacifico. Tra il 13 e il 14 aprile il traffico Internet è sceso fino all’80% sotto i livelli attesi. In Venezuela, due forti terremoti avvenuti a circa un minuto di distanza il 24 giugno hanno prodotto cali immediati sulle reti di operatori come Fibex Telecom, CANTV e VNET. In Tanzania è bastata invece un’interruzione dell’elettricità. Il 27 giugno il traffico HTTP è crollato per almeno cinque ore, con un andamento quasi indistinguibile da quello prodotto dai blocchi governativi della rete.Ed è proprio l’intervento delle autorità uno dei temi più evidenti del rapporto. In Iran la connessione nazionale ha cominciato a tornare disponibile alla fine di maggio, dopo un blackout di 88 giorni. Il traffico è risalito inizialmente fino a circa il 90% dei livelli precedenti, per poi stabilizzarsi circa alla metà. In Iraq il governo ha ordinato tre interruzioni della rete durante gli esami nazionali, il 2, l’11 e il 28 giugno. Ogni blocco è durato circa 90 minuti. In Sudan gli spegnimenti sono stati dieci tra il 13 e il 23 aprile, con finestre di circa tre ore e mezza sincronizzate con lo svolgimento delle prove. L’obiettivo (dichiarato) era impedire agli studenti di copiare.
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