Non è un caso che si parli sempre più spesso di data center e potenza di calcolo, unitamente a tutte le problematiche connesse, spesso di tipo energetico o legame alla dissipazione. Il fatto è che l'AI è entrata di prepotenza nelle nostre vite, e ormai non possiamo più fare a meno dei chatbot, degli Agenti AI e di tutte quelle tecnologie generative, che tanto impatto hanno sul consumo energetico e anche sul prezzo dei chip. Aziende come Nvidia hanno fatto la loro fortuna sulla componentistica necessaria ad alimentare l'AI, ma come anticipato in più di un'occasione, questa tecnologia sta facendo emergere un problema molto concreto, ovvero che aumentare la capacità di calcolo significa costruire infrastrutture che richiedono sempre più energia. Si inizia a guardare a soluzioni stravaganti, fantascientifiche in alcuni casi, come quello di cui vi parliamo oggi.
E se una parte di quei calcoli, invece di essere eseguita soltanto dal silicio, potesse essere affidata a cellule viventi? A Singapore questa possibilità è uscita dal laboratorio per entrare in una fase di sperimentazione più ambiziosa. NUS Medicine, DayOne e Cortical Labs hanno realizzato presso il NUS Life Sciences Institute un prototipo di data center biologico.
Tutto il progetto si basa su un rack formato da 20 unità CL1, definito da NUS il primo rack di server biologicamente integrato gestito in modo indipendente. Ma cosa significa?
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