Quasi vent'anni fa il Mactini esisteva solo come scherzo, un portatile Apple tanto piccolo e minimalista da avere un solo, unico tasto con cui inserire lettere e comandi attraverso improbabili sequenze di tocchi. Adesso lo sviluppatore Tucker Osman ha deciso di prendere quel meme sul serio e trasformarlo in un computer che funziona per davvero.
Il risultato, dovendo rispecchiare il “progetto” originario, è volutamente poco pratico, ma dal punto di vista tecnico non si può dire che non ci sia stato impegno. Il Mactini è infatti costruito attorno a una scheda Waveshare con microcontrollore RP2350, affiancata da un piccolo display SPI a colori, componenti recuperati da altri dispositivi e un case stampato in 3D. Osman avrebbe voluto utilizzare un display recuperato da un iPod, ma trovare il vecchio connettore necessario per comandarlo si è rivelato troppo complicato. Ha quindi ripiegato su un modulo Waveshare commerciale, lavorando però sull'ottimizzazione: gli aggiornamenti dello schermo sfruttano l’accesso diretto in memoria, così il trasferimento dei dati può avvenire senza tenere costantemente occupata la CPU.La parte più interessante è intuibilmente il famoso tasto unico. E non si tratta di un pulsante meccanico: Osman ha realizzato una superficie touch capacitiva utilizzando filamento conduttivo per stampa 3D. Il software misura la durata di ogni pressione e l'intervallo tra un tocco e l'altro, classificandoli come brevi, medi o lunghi. Quando l'utente si ferma, la sequenza viene confrontata con una tabella che la traduce in lettere, segni di punteggiatura o comandi. Scrivere una frase, insomma, è possibile, farlo è chiaramente un altro discorso.
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