Il nostro pianeta continua a darci segnali poco incoraggianti nel modo in cui sta cambiando, e lo scioglimento dei ghiacci è uno dei quelli che potenzialmente potrebbe impattare di più sul futuro dell'umanità. Quanto sta accadendo è sotto i nostri occhi, e non si parla più di segni, ma di evidenze.
Prendiamo ad esempio il ghiaccio marino dell’Artico, che cresce ogni inverno e si ritira durante l’estate, quindi vedere la sua superficie diminuire a settembre dovrebbe essere del tutto normale. Il problema è un altro, ovvero che da quasi cinquant’anni quel minimo estivo continua a spostarsi verso valori sempre più bassi.
Secondo la NASA e il National Snow and Ice Data Center (NSIDC), nel 2026 il punto minimo è stato raggiunto il 12 settembre, quando il ghiaccio copriva circa 4,6 milioni di chilometri quadrati. Il dato colloca quest’anno al decimo posto tra le estensioni più basse osservate dall’inizio delle rilevazioni satellitari, nel 1978, a pari merito con il 2008, il 2010 e il 2025.
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