La fusione nucleare ha già dimostrato di poter liberare più energia di quella fornita direttamente al combustibile, peccato che tutto ciò che le gira attorno non funziona a dovere. Non è sicuramente il modo più scientifico per dirlo, ma a conti fatti elementi come laser, condensatori, sistemi di controllo e apparecchiature, consumano infatti molta più elettricità di quella prodotta dalla reazione. Riuscire a migliorare ogni singolo elemento sarà decisivo per trasformare un esperimento da laboratorio in una centrale elettrica. Oltre ai tanti tentativi che vi riportiamo settimanalmente, esiste una realtà come Pacific Fusion, che vuole affrontare questo ostacolo con un nuovo impianto dimostrativo ad Albuquerque, nel Nuovo Messico.
L'idea decisamente ambiziosa è di raggiungere entro il 2030 il cosiddetto net facility gain, ossia produrre attraverso la fusione tanta energia quanta ne consuma complessivamente la struttura. Come dovrebbe funzionare il suo approccio?In pratica un bersaglio di combustibile grande più o meno come la gomma di una matita viene compresso attraverso un potentissimo campo magnetico. A generarlo sono impulsi elettrici estremamente brevi e sincronizzati, abbastanza intensi da portare gli atomi nelle condizioni necessarie per fondersi.
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