Far muovere un robot come una persona è già di per sé un obiettivo difficile, ma fargli capire cosa deve fare osservando l'ambiente lo è ancora di più. Tuttavia, è proprio questo tipo di abilità che potrebbe dare una vera spinta a tutto il settore.
Ecco perché non stupisce che sia questa la direzione verso cui si sta muovendo la nuova generazione di umanoidi, che sempre più spesso sono macchine che non si limitano a ripetere movimenti programmati, ma interpretano ciò che vedono e scelgono l'azione più adatta. I risultati non sono ancora perfetti, ma la direzione è questa.
Tra le novità più recenti c'è Lumo, il nuovo robot umanoide presentato dalla cinese Dobot, e non è solamente il suo aspetto antropomorfo a colpire, ma l'integrazione di un sistema di intelligenza artificiale pensato per collegare percezione e movimento. In pratica il robot osserva l'ambiente attraverso telecamere, interpreta la scena con modelli di visione artificiale e traduce queste informazioni in azioni coordinate delle braccia e delle mani.
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