Scarti alimentari per immagazzinare calore trasferendolo all'interno degli edifici: è il risultato di un progetto della Yonsei University con cui il biochar ottenuto tramite biodegradazione è stato utilizzato per ottenere una speciale membrana dalle elevate capacità di gestione termica. Una soluzione in grado di risolvere uno dei limiti dei materiali a cambiamento di fase, capaci sì di accumulare e rilasciare energia durante il passaggio di stato fisico (da liquido a solido e viceversa), ma non particolarmente efficienti.
I rifiuti alimentari sono stati carbonizzati a 400°C per ottenere biochar, che è stato poi attivato con idrossido di potassio a temperature comprese tra 600 e 800°C. Combinandolo con docosano - un materiale a cambiamento di fase impiegato per l'accumulo e il rilascio di calore termico - è stato creato un composito (FK7G/C22) dalla struttura porosa, l'aggiunta di grafene ne ha migliorato le prestazioni termiche fino al 72% rispetto alle soluzioni costituite da solo biochar.Ad una temperatura di esercizio di 46,7°C ciascun grammo del composito è stato in grado di assorbire/rilasciare 93,1 Joule di energia termica, mantenendo una notevole durabilità nel tempo: dopo 1.000 cicli di riscaldamento e raffreddamento ha perso meno del 10% della sua efficienza originaria.
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