Parlare con un chatbot può sembrare molto simile a confidarsi con qualcuno, visto che ormai gli raccontiamo problemi di lavoro, dubbi sulla salute, questioni sentimentali e, sempre più spesso, persino situazioni legali. Eppure, quella conversazione apparentemente privata può avere una caratteristica che molti utenti ignorano, ossia un giorno potrebbe diventare una prova in tribunale.
C'è un punto importante da chiarire, ovvero che parlare con un’intelligenza artificiale non equivale, dal punto di vista giuridico, a parlare con un avvocato, un medico o un terapeuta. Quelle professioni prevedono specifiche forme di riservatezza, mentre le conversazioni con ChatGPT e altri chatbot, invece, generalmente non godono dello stesso privilegio legale.
Secondo una revisione del Washington Post citata da TechSpot, negli ultimi due anni conversazioni con chatbot sono comparse in almeno 12 procedimenti giudiziari pubblici.
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