Quando si parla di esplorazione spaziale, in questo momento storico è la Luna l'obiettivo primario e verso il quale si stanno investendo la maggior parte delle risorse. Ma parallelamente al ritornarci bisogna anche affrontare un problema molto terrestre, ovvero cosa fare dell’enorme quantità di dati che verranno raccolti. Parliamo ad esempio di campioni di roccia, immagini, misurazioni e analisi, ovvero tutti elemento che hanno un valore molto maggiore quando possono essere confrontati con quelli ottenuti da altri ricercatori.
La buona notizia è che i 71 Paesi che hanno firmato gli Accordi Artemis si sono impegnati anche a rendere accessibili i dati scientifici, e questo significa che la nuova corsa lunare potrebbe prendere una direzione molto diversa da quella del passato.
La NASA sta cercando ora di trasformare questo principio in procedure concrete, attraverso una serie di workshop internazionali sull’open science conclusa l’8 settembre. Si è dell'idea che pubblicare un dato non basta, perché per essere davvero utile deve essere descritto, organizzato e conservato secondo criteri che permettano a ricercatori diversi di interpretarlo nello stesso modo. Deve inoltre essere possibile ripetere un’analisi e verificare come sia stato ottenuto un risultato.
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