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Una favorita su quattro non vince: cosa raccontano otto stagioni di Serie A sulle partite “già scritte”

Il 23 agosto 2025 il Milan apriva il campionato a San Siro contro la Cremonese, appena tornata in Serie A, con la vittoria rossonera pagata in media 1.34. Finì 1-2: Baschirotto di testa al 28′, il pareggio di Pavlović prima dell’intervallo, poi una rovesciata di Federico Bonazzoli al 61′ che rovinò il ritorno di Massimiliano Allegri in panchina.   Calciatore di spalle con le mani sui fianchi a fine partita, mentre sullo sfondo due avversari si abbracciano sotto i riflettori   Otto giorni più tardi l’Inter perse 1-2 in casa contro l’Udinese, da favorita a 1.31. Due indizi non fanno una regola, ma otto stagioni di numeri raccontano qualcosa di più preciso.

679 partite “facili”, 185 finite in un altro modo

Tra il campionato 2018-19 e quello 2025-26 la Serie A ha disputato 3.040 partite. In 679 di queste la favorita partiva con una quota media di chiusura pari o inferiore a 1.50, secondo l’archivio di risultati e quote raccolto da football-data.co.uk. Le vittorie sono state 494, il 72,8%. Le altre 185 sono andate diversamente: 122 pareggi e 63 sconfitte. Più di una partita su quattro, quindi, con un dettaglio che conta. La favorita che non vince, nella maggior parte dei casi, non perde: si ferma sul pari. Il dato oscilla poco da una stagione all’altra. Il minimo è il 68,5% del 2021-22, il massimo il 76,3% del 2020-21, il campionato giocato quasi interamente a porte chiuse. Nell’ultima stagione le partite con la favorita a 1.50 o meno sono state 85, e la favorita ne ha vinte il 70,6%.

Cinque certezze in fila reggono una volta su cinque

Il problema nasce quando le partite “sicure” si sommano. Se una favorita vince circa sette volte su dieci, tre favorite nella stessa giornata vincono tutte insieme poco meno del 40% delle volte. Con cinque si scende intorno al 20%. Con otto il conto si ferma all’8%. È aritmetica pura, che tratta ogni partita come indipendente dalle altre, ma restituisce bene le proporzioni. Ed è un calcolo che riguarda da vicino chi segue il calcio anche dal lato delle quote. Lo si vede dalle condizioni di riscatto messe in fila tra i migliori bonus per scommettere sul calcio: c’è chi chiede tre eventi a 1.50 ciascuno, chi ne vuole cinque, chi arriva a otto, sempre con la stessa quota minima per evento. Ogni partita con la favorita a 1.50 o meno, presa da sola, finisce con il segno atteso quasi tre volte su quattro. Cinque di queste riunite in una schedina diventano, tutte insieme, una scommessa sfavorita.

Da Frosinone 2015 a Juventus-Verona: il pareggio che nessuno vede arrivare

Nel 2025-26 la Juventus ha pareggiato in casa con Lecce, Sassuolo e Verona, sempre da favorita netta, a 1.31 o meno. Tre volte 1-1. Il Napoli è stato fermato 0-0 dal Parma a 1.31, l’Inter 1-1 dal Verona a 1.18 alla penultima giornata. Su tutte le partite del campionato, non solo su quelle squilibrate, il pareggio pesa tra il 22% e il 29,5% a stagione. Non è un fenomeno recente. Il 23 settembre 2015 la Juventus di Allegri tirò venti volte verso la porta del Frosinone e si fece raggiungere al 92′, come raccontava allora la cronaca di quella pazza quinta giornata di Serie A. Per i ciociari fu il primo punto nella massima serie. Il gol lo segnò di testa Leonardo Blanchard, un difensore. Un pallone alto, nel recupero, alla fine di una partita dominata dall’altra squadra.

Cosa dice una quota da 1.30, e cosa non dice

Una quota di 1.30 corrisponde a una probabilità implicita del 77% circa, prima di togliere il margine del bookmaker. In altre parole, chi fissa quel prezzo mette già in conto che la favorita non vinca in quasi un caso su quattro. Lo storico della Serie A dice che la stima regge: l’errore sta nella lettura. Una quota bassa misura la differenza di forza tra due squadre in quel momento, non la certezza del risultato. Non tiene conto del pallone che rimbalza male al 92′, né della rovesciata che arriva dal nulla. Per questo risultati come Milan-Cremonese restano rari, ma non eccezionali. Le favorite nette che inciampano sono state tra 17 e 29 a stagione, con una media di 23. Su un campionato di 38 giornate, più di una ogni due turni.
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