• DOMENICA 26 GIUGNO 2022 - S. Elisa vergine

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Perché oggi 23 maggio è la Giornata della Legalità: cosa successe 30 anni fa

Oggi, 23 maggio 2022, celebriamo i 30 anni dall’attentato mafioso che nel 1992 ha ucciso il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie e tre uomini della scorta. L’esplosione avvenne alle 17.56 e 48 secondi di sabato 23 maggio 1992 su un tratto dell'autostrada A29, nei pressi di Capaci, comune della città metropolitana di Palermo. strage di capaci 30 anni giornata legalitàFonte foto: Wikipedia
Per questo, ogni anno, il 23 maggio, si tiene a Palermo e Capaci una lunga serie di attività, in commemorazione della morte del magistrato Giovanni Falcone e di Francesca Morvillo, moglie di Falcone. Inoltre ogni anno, sempre in questo giorno simbolico, si celebra in tutto il Paese, in ricordo della strage di Capaci, la Giornata della legalità.

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La strage di Capaci: cosa successe il 23 maggio 1992

In seguito alla sentenza della Cassazione che confermava gli ergastoli del Maxiprocesso di Palermo, nel quale comparvero in aula 475 imputati, le cui condanne in primo grado furono 346, di cui 19 ergastoli, resa nota il 30 gennaio 1992, si tennero una riunione della "Commissione interprovinciale" e alcune della "Commissione provinciale" di Cosa Nostra, convocate dal boss Salvatore Riina, attraverso le quali si decise di dare inizio a una serie di attentati con bersaglio, tra gli altri, anche il giudice Falcone.

Quel 23 maggio era tre le macchine con il compito di scortare il giudice Falcone e la Moglie dall’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, tre Fiat Croma, una marrone, una bianca e una azzurra.

Il 23 maggio 1992 e l’esplosione al bivio per Capaci

Quando i 500 chilogrammi di tritolo, nitrato d’ammonio e T4 esplosero sull’A29 all’altezza del cartello dello svincolo per Capaci-Isola delle Femmine, la prima blindata del corteo, la Croma marrone, venne investita in pieno dall'esplosione e interamente sbalzata dal manto stradale, finendo in un uliveto ad alcune decine di metri di distanza, uccidendo sul colpo gli agenti Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo.

Mentre, la seconda auto, la Croma bianca guidata da Falcone, con al suo fianco la moglie e dietro l’autista, si schiantò contro il muro di asfalto e detriti improvvisamente creatosi per via dello scoppio, proiettando violentemente il giudice e la moglie, che non indossavano le cinture di sicurezza, contro il parabrezza.

Infine, gli agenti Paolo Capuzza, Gaspare Cervello e Angelo Corbo, che viaggiavano nella terza auto, quella azzurra, rimasero feriti ma vivi. E dopo qualche momento di shock, riuscirono ad aprire le portiere dell'auto ed una volta usciti si schierarono a protezione della Croma bianca, temendo che i sicari sarebbero giunti sul posto per dare il "colpo di grazia".

Tuttavia questo non accadde, però Giovanni Falcone e Francesca Morvillo morirono in ospedale nella serata dello stesso giorno, a causa delle gravi emorragie interne riportate, il primo alle 19.05 tra le braccia di Paolo Borsellino, la seconda poco dopo le 22 durante un'operazione chirurgica.

Strage di Capaci 1992: Falcone obiettivo di mafia da anni

Molti collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Brusca, organizzatore ed esecutore della strage di Capaci, hanno confermato che Falcone era stato designato obiettivo della mafia fin dal 1983, da quando fu costituito il pool antimafia di Palermo: la squadra di magistrati che indagò sistematicamente su Cosa Nostra e istruì il celebre maxiprocesso.

E infatti, dopo l’assassinio del giudice istruttore Rocco Chinnici, colui che aveva contribuito ad ideare il pool, l’obiettivo principale rimasto era proprio Falcone, al quale seguì, 57 giorni dopo, l’amico fraterno, nonché collega, Giovanni Falcone, nella strage di Via D’Amelio.

Solo nell'aprile 2006 la Corte d'assise d'appello di Catania condannò dodici persone in quanto ritenute mandanti di entrambe le stragi: Giuseppe e Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi, Benedetto Spera, Giuseppe Madonia, Carlo Greco, Stefano Ganci, Antonino Giuffrè, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate mentre Giuseppe Lucchese venne assolto; nel 2008 la prima sezione penale della Cassazione confermò la sentenza.
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