“Pensami adulto”. Due parole soltanto, ma sufficienti a modificare profondamente il punto dal quale la scuola osserva un bambino o un ragazzo con disabilità. Non significano anticipare artificiosamente l’età adulta, né ridurre l’intero percorso scolastico a una preparazione al lavoro; significano, piuttosto, ricordare che il bambino che oggi entra in una scuola dell’infanzia, l’alunno che frequenta la primaria, il ragazzo che partecipa a un GLO o lo studente che sta concludendo la scuola secondaria non resteranno per sempre dentro quella classe.
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