• MERCOLEDÌ 21 APRILE 2021 - S. Anselmo vescovo

Sabino Cassese: "La Corte parla in sanscrito o greco antico"

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Sant'Angelo dei Lombardi.  Sabino Cassese, il giudice emerito della Corte Costituzionale torna a Sant’Angelo dei Lombardi, all’Abbazia del Goleto, per presentare il suo ultimo «Dentro la Corte - Diario di un giudice costituzionale» (edizioni Il Mulino). Un appuntamento promosso dal Comune di Sant’Angelo dei Lombardi insieme a Rotary Club Sant’Angelo dei Lombardi-Hirpinia-Goleto, Ordine degli Avvocati di Avellino, Fondazione Scuola Forense Alta Irpinia e l’ Arcidiocesi di Sant'Angelo-Conza-Nusco-Bisaccia. Dopo la partecipazione alla manifestazione promossa dal Centro Guido Dorso di Avellino, Cassese ha illustrato anche alla platea altirpina le chiavi di lettura di quello che lui stesso ha definito un diario, per portare alla luce un’istituzione come la Corte Costituzionale, “blindata da alte mura invalicabili, che per tradizione e segretezza, viene ignorata da tutti” come lui stesso ha spiegato. “Si tratta di un libro singolare sul panorama della cultura giuridica: le mie sono state annotazioni raccolte in ben nove anni, raccontando tutto ciò che poteva accadere dentro l’istituto. La Camera di Consiglio è sottoposta a segreto d’ufficio senza limite temporale, e non c’è alcuna verbalizzazione delle sedute, né registrazioni di quello che si è detto”. Dal caso Englaro al Lodo Alfano, dai segreti di Stato al conflitto fra il Presidente della Repubblica e la Procura di Palermo, Cassese è stato ed è testimone diretto di una pagina di storia italiana, e delle sue grandi contraddizioni. Intorno alla Corte intanto, a causa del serrato vincolo di segretezza, aleggiano soltanto leggende, “E il paradosso italiano è che chi parla non è a conoscenza delle cose e viceversa”. Nei nove anni narrati attraverso le pagine del diario, il giudice emerito traccia i cambiamenti e l’evoluzione che ha subito l’istituzione, rilevando una certa apertura al dialogo con le Corti di Strasburgo e Lussemburgo, l’interesse per la tutela del principio di merito nei concorsi pubblici e la capacità di spesa dello Stato; e infine “Un certo coraggio e un attivismo giudiziario che precedentemente non aveva” conclude. Elisa Forte



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