• MARTEDÌ 20 APRILE 2021 - S. Agnese da Montepulciano

Rifiuti, acqua, trasporti: tre (costose) incompiute

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Benevento.  Passare dalla attuale frammentazione degli affidamenti a una gestione collegiale. E' l'obiettivo unico del legislatore nazionale (e di conseguenza regionale) per tre tipologie fondamentali di servizi: rifiuti, risorse idriche, trasporto pubblico locale. Tre segmenti di grande rilevanza economica che restano però caratterizzati dalla parcellizzazione, come dimostra il report pubblicato oggi dalla agenzia nazionale di sviluppo Invitalia. Lo studio attesta che solo un comune su tre in ambito nazionale ha tradotto in pratica ciò che le normative sul contenimento della spesa pubblica e sull'efficientamento dei servizi ha previsto già da anni. Percentuale che si abbassa ulteriormente se si analizza la situazione specifica della Campania e dunque della provincia di Benevento dove al momento non risulta operativo, e in alcuni casi nemmeno costituito, alcuno dei tre soggetti gestori nascituri. Partiamo dal settore rifiuti. Come a molti noto, la legge 5 approvata nel gennaio 2014 dal Consiglio regionale campano ha sancito l'associazione obbligatoria dei Comuni all'interno di Ambiti territoriali ottimali, uno per provincia ad eccezione di Napoli che ne ha tre. Già a partire dal 2015 l'Ato sannita avrebbe dunque sostituire i singoli enti locali nella cura dell'intero ciclo rifiuti, dalla raccolta allo smaltimento. Ma le lungaggini e le controversie, non ancora del tutto superate, hanno portato a un notevole slittamento dei tempi. Ora la linea d'orizzonte è fissata al 1 gennaio 2016, data che difficilmente verrà rispettata anche alla luce della ben nota mancanza di guida politica dell'ente regionale affidato dagli elettori a Vincenzo De Luca. Al momento le uniche certezze riguardano l'avvenuta costituzione dell'Ambito sannita al quale sono però mancate finora le adesioni di un consistente numero di amministrazioni locali. Per la Regione (guida Caldoro) erano addirittura 32 su 78, cifra ridimensionata dal commissario ad acta, il sindaco del capoluogo Fausto Pepe, che ha azionato la prevista procedura sostitutiva (commissariamento) solo in 18 casi, ovvero per i Comuni che hanno deliberatamente scelto di non firmare in contestazione con le modalità di riassetto della delicata materia. Il monitoraggio effettuato da Invitalia ricorda non a caso come soltanto nella provincia di Avellino si sia finora perfezionata la procedura di adesione degli enti locali, con la convocazione della Conferenza dei sindaci per la definizione dei sub Ambiti, articolazioni territoriali ristrette che dovrebbero rappresentare a regime i nuclei operativi della futura gestione. Saranno loro infatti ad effettuare l'adempimento più atteso da sindaci e cittadini, ovvero l'affidamento dei servizi dal quale dipenderanno economicità ed efficienza del ciclo. Iter che nel Sannio ad oggi non si affaccia ancora all'orizzonte. Passiamo al capitolo acqua. La Giunta Caldoro sul finire della propria esperienza a Palazzo Santa Lucia licenziò nello scorso dicembre la delibera costitutiva dei nuovi enti gestori delle risorse idriche in Campania. I dominus dell'acqua d'ora in avanti dovranno essere gli Eiato, acronimo di sintesi che rimanda più estesamente agli “Enti idrici dell'Ambito territoriale ottimale”. Anche in questo caso dunque il concetto di riferimento è quello dell'area vasta, con partecipazione obbligata dei Comuni alla formazione del nuovo soggetto associazionistico. Ma anche su questo fronte le previsioni normative sono rimaste di fatto lettera morta. La delibera istitutiva varata il 30 dicembre 2014 sanciva il termine per la sottoscrizione da parte dei Comuni: 60 giorni dalla pubblicazione sul Bollettino ufficiale, dunque entro il 12 marzo 2015. Termine ampiamente decorso senza che alcuna delle amministrazioni locali abbia ritenuto di apporre la propria firma. Per quanto riguarda infine il trasporto pubblico locale, cambiano le dinamiche ma resta immutato l'epilogo: nulla di fatto per il costituendo Ambito territoriale ottimale. Più precisamente, va detto che di fatto già da anni sono le Province ad assicurare la gestione organica dei servizi su delega della Regione. L'amministrazione Caldoro nel 2013 aveva fatto partire la lunga procedura che avrebbe dovuto portare all'indizione di una gara unica per l'affidamento del servizio, sia pure suddiviso in lotti provinciali. Ma l'iter, come era facilmente prevedibile per una gara del valore di centinaia di milioni di euro, si è immediatamente arenata sullo scoglio dei ricorsi alla giustizia amministrativa. E così tre servizi di notevole rilevanza economica e con evidenti ricadute sociali continuano ad essere condotti all'insegna della frammentarietà delle gestioni, agli antipodi dalle direttive nazionali e comunitarie che da tempo impongono l'unitarietà dei processi decisionali. Paolo Bocchino 



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