• MERCOLEDÌ 15 LUGLIO 2020 - S. Bonaventura vesc.

Piscitelli: "La disfatta? Non è stata solo colpa mia"

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Un numero, un gioco di carte, una condizione di vita. Uno. E' quanto aveva stampato sulla schiena Riccardo Piscitelli lo scorso il 16 maggio scorso, giorno in cui fu costretto a raccogliere per ben due volte a maledire il piede destro di Simone Ganz. Di quel match si è parlato tanto così come della traiettoria beffarda che ha caratterizzato il gol che ha sancito l'eliminazione della strega. In porta c'era lui, classe '93 di Vimercate finito nel mirino della critica per i gol incassati. Due reti che hanno segnato un'intera stagione accentuando la tanto rimarcata solitudine dei numeri uno. A distanza di trenta giorni Piscitelli torna sull'episodio in una lunga intervista che non si ferma alla disfatta del Vigorito ma abbraccia temi caldi e analisi di situazioni ben precise. I crocevia del campionato, la sconfitta di Matera, il dualismo con Pane, il discorso del presidente Vigorito dopo la sconfitta, il cambio di allenatore e tanto altro ancora unito da un comune denominatore: la voglia di riprovarci. "Quella mi tornò già il mattino seguente - dice - altrimenti non potrei fare questo mestiere". Riccardo, contro il Como due episodi che ti hanno visto coinvolto hanno pesato sull'economia della qualificazione. Riavvolgiamo il nastro?
"A mente fredda penso di essere stato abbastanza sfortunato sia sul primo che sul secondo gol. Nella prima occasione ho sbagliato la respinta, è vero, ma è stato anche bravo Ganz ad anticipare il terzino (Pezzi ndr.) e a siglare il vantaggio. Nella seconda sono stato beffato da una traiettoria imprevedibile. Ganz da lì poteva solo crossare e infatti ha crossato. Il fatto è che ha trovato una traiettoria balorda". Come si riparte da una giornata così nera?
"Come ho fatto sempre quando le cose sono andate male. Credo ci sia una sottile differenza tra il ruolo di noi portieri e quello di tutti gli altri. Quando sbaglia il numero uno è quasi sempre un errore da matita blu, di quelli che fanno discutere e finiscono in prima pagina. E' per questo che la forza d'animo conta più di ogni altra cosa". Subito dopo la partita, davanti agli spogliatoi, ti sei intrattenuto a parlare con il presidente Vigorito che aveva appena rassegnato le dimissioni. Cosa vi siete detti?
"L'ho ringraziato per tutto quello che aveva fatto per me e per la squadra, gli ho detto che mi dispiaceva per come erano andate le cose e che sarei stato pronto a ripartire con lui e a vincere al suo fianco". Aveva già comunicato alla squadra la sua decisione?
"Sì, ci aveva parlato negli spogliatoi ringraziandoci con grande lucidità per quanto fatto vedere nell'arco del campionato e dicendoci che eravamo la migliore squadra che aveva avuto da quando è alla presidenza. Del resto parlava ad un team che ha chiuso la regular season con 76 punti, ben nove in più del Como. Una squadra che fino a poche giornate dalla fine, oserei dire fino a Matera, se l'era giocata alla pari con la Salernitana" Ecco, Matera. Cosa è successo quel giorno?
"Una grande occasione sprecata, il resto lo dissi in sala stampa al novantesimo. Avemmo l'occasione di riavvicinarci alla Salernitana e non la sfruttammo. Sono sicuro che vincendo quella sfida avremmo riaperto la lotta al primato". Quel giorno in Basilicata tenesti a galla la nave con almeno quattro interventi prodigiosi, ma non bastarono.
"E qui dovremmo ricollegarci al discorso precedente sul ruolo del portiere. Quel pomeriggio feci benissimo ma non capitalizzammo le occasioni avute contestualmente in attacco. Quando è così è difficile che vengano messe in evidenza le parate di un portiere, poi capita la giornata in cui non sei baciato dalla fortuna e ti cade il mondo addosso. E' il calcio, niente da dire. E noi portieri ne sappiamo qualcosa. La sera della sconfitta con i lariani l'occhio mi cadde su una papera di Handanovic. Questo per dire che possono sbagliare anche i più grandi, l'importante è sapersi rialzare". Sembri abbastanza convinto.
"Lo sono, e anche tanto. Se non avessi avuto un carattere di ferro avrei già mollato da un pezzo". Stando alla situazione attuale l'ipotesi non pare fattibile, ma se ti dicessero di ripartire senza cambiare di una virgola e con l'intero organico della scorsa stagione per riprovarci, tu ci staresti?
"Certo che sì. E non solo perchè ho altri due anni di contratto con il Benevento ma perchè credo che questa squadra sia composta di uomini veri, gente che suda e che sa giocare a calcio. La B ci è sfuggita lo scorso anno per una serie di episodi e fattori, ma sono convinto che con lo stesso organico potremmo ritentare l'assalto con ottime probabilità di riuscita". Il tuo campionato era partito nel migliore dei modi, poi l'infortunio con il Melfi ha agevolato l'ascesa di Pane. Come hai vissuto un dualismo da definire atipico per la Lega Pro?
"In maniera del tutto serena. Sarei bugiardo a dire che ero contento a non giocare, anzi. Ho sofferto a stare in panchina, ma con Pasquale non ho mai avuto alcun tipo di problema. La concorrenza fornisce stimoli importanti e lui è stato molto bravo a sfruttare il suo momento quando è stato chiamato in causa. Credo che al di là dei play off non ci sia molto da rimproverarci". Quando un traguardo non viene raggiunto scatta la classica ricerca di un capro espiatorio e uno di questi è stato Riccardo Piscitelli. Tu come la pensi?
"Che in qualità di giocatori dobbiamo accettare tutte le critiche perchè fanno parte del gioco. Tuttavia credo che sia errato individuare un capro espiatorio. C'è chi lo ha visto in me, chi nella società, chi in Brini, Cinelli, Landaida. Ne ho sentite tante, ma la verità è che queste cose non fanno bene a nessuno perchè si vince e si perde tutti insieme. Quale pensi sia stato l'errore?
Ritengo che abbiamo sbagliato un paio di partite nella stagione regolare, ma non saprei neanche io con chi prendermela. Il palo di Lucioni con il Como? Le tante vittorie della Salernitana oltre il 90'? La stagione snervante del girone Sud? Senza parlare del marcio che sta venendo fuori dall'inchiesta di Catanzaro. Spero vivamente che il nostro campionato non ne sia coinvolto . Davvero, non saprei da dove cominciare". Se ti dico pressione, cosa rispondi?
"Che l'abbiamo avvertita. Come squadra, dall'interno, non dall'ambiente. Fai un campionato strepitoso, coltivi il sogno della promozione diretta e poi ti ritrovi a giocare il play off in gara unica con il solo vantaggio del fattore campo, per giunta contro una squadra che nelle 38 gare precedenti ha totalizzato una decina di punti meno di te. Non è facile. Non lo è per niente." Credi sia stato un vantaggio per il Como?
"Ho visto le loro partite successive, sono in B meritatamente. Fatta questa premessa, venire a Benevento senza avere niente da perdere ha giocato molto a loro favore. Hanno viaggiato in treno, il che la dice lunga sul modo di affrontare la partita senza ansie e tensioni. C'è un regolamento che andrebbe rivisto, ma parlarne ora non ha senso. Certo, magari in vista dell'anno prossimo dare un vantaggio in più a chi ha meritato durante la stagione non sarebbe male. Esattamente come fanno in B". Tornando a quell'infausto sabato pomeriggio, c'è una domanda che diversi tifosi si sono posti. Perchè il Benevento nonostante fosse nella facoltà di poter scegliere non decise di attaccare sotto la Curva Sud nel secondo tempo?
"Si dice è che attaccare sotto la propria curva nel secondo tempo può dare una mano a raddrizzare la partita, ma è anche vero che chiudere i conti nella prima frazione sarebbe ancora meglio. Da quello che ricordo comunque fu una scelta casuale e a mio avviso ininfluente sul risultato finale. Voglio dire, se devi vincere probabilmente vinci lo stesso, ma devi mettere in conto che puoi anche perdere. Ecco, per noi accettare questo è stato molto difficile proprio perchè partivamo favoriti." Favoriti ma a quanto pare non al top. Quanto ha influito la condizione fisica della squadra sul risultato?
"La condizione fisica tanto. Venivamo da un rush finale in cui avevamo affrontato squadre che rincorrevano ancora un obiettivo e la cosa ci ha pesato. Eravamo ben lontani dal 100%" Sul cambio di allenatore cosa puoi dirci?
"Non è stato determinante in negativo a mio avviso. Se è vero che nelle ultime gare di campionato non avevamo prodotto calcio champagne è anche vero che non avevamo sfigurato. Siamo stati puniti dagli episodi" Avete comunque avvertito una certa differenza tra i metodi di Brini e quelli del duo che ha preso il suo posto?
"Si tratta di due mentalità diverse. Brini è un tecnico che cerca di portare avanti le sue idee provando a dare un'impronta aggressiva alla squadra. Cinelli e Landaida hanno una visione più moderna e maggiormente eclettica ma proprio per questo probabilmente necessitavano di più tempo per inculcare alla squadra la propria filosofia". Siamo alla fine. Riccardo Piscitelli ha qualche rimpianto in particolare?
"Tralasciando la sfida con il Como, il più grande sarebbe quello di dissipare quanto creato quest'anno. Gruppo solido, fatti di professionisti e uomini. Ho una voglia matta di riprovarci con loro, spero di cuore che si possa fare".   Francesco Carluccio



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