• LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2020 - S. Massimo martire

Pensioni, De Lieto: "Basta caccia alle streghe"

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Avellino.  Il Lisipo (Libero sindacatoo di polizia) rilancia sul tema delle pensioni: "Continua la crociata contro intere categorie di pensionati. Ora, nel mirino, sembrano esserci le pensioni del Comparto Sicurezza e Difesa (Forze di Polizia, Forze Armate) che le famose “schede” INPS, pongono all’attenzione dell’opinione pubblica, quali fruitori di “privilegi” e si ipotizza, da più parti, il ricalcolo delle pensioni liquidate con il sistema retributivo, in quello contributivo, che porterebbe ad una percentuale elevatissima, di “impoverimento” pensionistico. Dove sono i diritti acquisiti? In questo momento, milioni di cittadini-pensionati, stanno facendo molti passi indietro, nel campo dei diritti. Nulla più è certo, ha dichiarato il Presidente Nazionale del Libero Sindacato di Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de Lieto. Pensionati che assumono impegni economici e pianificano la loro vita, in relazione ad un assegno pensionistico liquidato in base a contributi e regole esistenti, al momento del pensionamento, corrono il rischio, se le cervellotiche analisi e congetture che vengono fatte in proposito, non vengono subito stroncate, di un impoverimento che porterebbe allo sconvolgimento della loro vita". "Le pensioni degli operatori di Polizia e delle Forze Armate – ha continuato de Lieto - sono nel mirino? Intanto, si fa riferimento a pensionati di oggi, con una fascia di età dal 57 ai 70 anni. Si tratta di servitori dello Stato che per decenni hanno lavorato, per il doppio o per il triplo, dell’orario di lavoro attuale, le 6 ore, se le sognavano. In ordine pubblico – ha rimarcato de Lieto - cosa pressoché quotidiana, non esisteva un “Fine servizio”, infatti i turni di OP, prevedevano un inizio e non una fine (es .7 /fine), non c’era neppure lo straordinario e questa situazione è durata sino alla fine degli anni ’70. Altro che privilegiati. E’ inimmaginabile, poi – sottolineato il Presidente del LI.SI.PO.- che Poliziotti e militari, possano andare in pensione, come gli altri lavoratori, proprio per il particolare lavoro che richiede la idoneità al servizio di polizia o a quello militare. Insomma, questo strano Paese, insegue le mode. Quando si tratta di cancellare diritti altrui, si scatenano campagne televisive e di stampa e in tanti applaudono, non considerando che poi, un domani, quella cancellazione di diritto può riguardare anche chi gioisce per il danno altrui. Forse – ha concluso de Lieto - il Presidente dell’INPS, conduttori televisivi ecc., farebbero bene, molto bene, a rendere pubblici i loro stipendi, al cui confronti, quello di un sovrintendente di Polizia, sembrerebbe una elemosina. E’ in atto un “terrorismo” pensionistico , indegno di un Paese civile e della sua storia". Redazione  



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