• GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2020 - S. Teresa del Bambino Gesù

Maturità, la traduzione della versione di Tacito dell'esperto

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Avellino.  Gli ultimi giorni di Tiberio "Già il corpo ,già le forze di Tiberio cedevano, , ma non la l’arte di fingere. la stessa freddezza interiore; cauto nelle parole e nell'espressione,nascondeva, a tratti, con una affabilità non genuina una forte debolezza del corpo. Spostandosi da un luogo all’altro, si stabili finalmente in una villa, presso il capo Miseno,che era  stata in passato di Lucio Lucullo. Che lì si stesse avvicinando la sua fine, lo si seppe in questo modo. Si trovava là un medico di grande fama, dì nome Caricle, il quale, senza intervenire direttamente sullo stato di salute del principe, era però solito dargli tutta una serie di consigli. Costui, facendo finta di allontanarsi per curare faccende private, presagli la mano, come per salutarlo, gli toccò il polso,ma si tradì, perché Tiberio, forse risentito e tanto più intenzionato a nascondere l’ira, ordina di d’imbandire la mensa e vi si trattenne più del solito, come se volesse onorare la partenza dell'amico. Tuttavia Caricle confermò a Macrone che Tiberio si stava morendo e che non sarebbe vissuto più di due giorni. Da allora fu un rapido intrecciarsi di colloqui tra i presenti e un susseguirsi di messaggi ai governatori delle province e agli eserciti. Il sedici di marzo Tiberio rimase senza respiro e si credette concluso  il suo corso di vita terrena; e già Gaio Cesare, accompagnato da una folla di persone entusiaste, usciva a gustare la prima ebbrezza dell'impero, quando all’improvviso giunse la notizia che a Tiberio tornava la voce, che aveva riaperto gli occhi e che chiedeva che gli portassero del cibo, per rimettersi dalla grande debolezza. Si diffuse il terrore in tutti, e si allontanarono gli altri, fingendosi ciascuno triste o meravigliato; Gaio Cesare, in un silenzio cupo, aspettava, dopo quella vertiginosa speranza, la definitiva rovina. Macrone, senza perdere la testa, fa soffocare il vecchio sotto un mucchio di coperte e allontana tutti dalla soglia. Così finì la vita di Tiberio a settantotto anni di età". Prof.Enrico Dell’Orfano     Note di Commento Il ritratto dì Tiberio è uno dei più famosi dell'opera tacitiana. Esso dimostra, ìn primo luogo, che la nuova storiografia (come la biografia  di  Svetonio) intende procedere  per riferimenti individuali, che evidentemente sono giudicati la soluzione più consona alla nuova forma individualistica che il potere ha assunto nell'età dell'impero. Il giudizio di Tacito su Tiberio, poi, con il suo insistere sugli atti di crudeltà e dissimulazione, risente senza dubbio della parzialità con cui lo storico guarda a tutti gli imperatori: il suo punto di vista è quello della nobiltà senatoria, che è poi il gruppo politico più ostile al potere personale del principe, fondato sull'usurpazione della leadership politica del Senato. Ma l'ostilità per Tiberio è anche da attribuire alla posizione particolare occupata da questo imperatore nella storia dei principato: perfino un impulso naturale come il desiderio di apparire sano è attribuito alla pratica della dissimulatio(50,1) che è l’atteggiamento costante della personalità di Tiberio.Ambiguità e finzione regolano anche i comportamenti della corte (50,5) che dominano personaggi ambigui come Macrone e Caligola:dopo Augusto, di cui gli Annales non trattano per scelta di organizzazione dell’opera, Tiberio è in pratica il primo degli imperatori, la prima figura in cui prende corpo il problema di fondo della storiografia  dì Tacito, il contrasto tra la figura del principe e la permanenza delle istituzioni repubblicane, tra la tirannide e la libertas. Un contrasto insanabile, che poteva reggersi solo sulla Dissimulatio la qualità dominante attribuita a Tiberio, ma inaugurata da Augusto per conciliare  con un senso di legittimità due forme politiche strutturalmente dissociabiles. Riconoscere questi aspetti del ritratto di Tiberio non equivale a negare l'attendibilità delle notizie fornite dallo storico. Come già rilevava C. Marchesi, infatti, la figura di questo imperatore riveste il carattere di una «finzione storica», che è funzionale a costruire il ritratto psicologico, ma non pregiudica la validità della documentazione storica.    I. Il testo proposto quest’anno agli studenti  si apre con un periodo solenne, scandito dall’anafora di iam,con la variatio nondum che conferisce un tono    enfatico al periodo, insistendo sulla parola-chiave del ritratto di Tiberio, la dissimulatio  II racconto è caratterizzato da frasi brevi, talvolta ellittiche del verbo (ad esempio idem animi rigor, 50, 1; pavor hinc in omnes, 50, 5), che acquistano la forza di lapidarie sentenze. Come sempre, Tacito eccelle nell'arte di delineare ritratti essenziali ma di grande efficacia espressiva: indimenticabile quello di Caligola che in silentium fixus a summa spe novíssima exspectabat (50,5) PROF.ENRICO DELLO’ORFANO  



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