• MARTEDÌ 22 SETTEMBRE 2020 - S. Maurizio martire

'Mani sulla città', tra viaggi all'estero e domande difesa

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Benevento.  Un paio di ore per rispondere al pm Nicoletta Giammarino, e concludere così il suo esame, quasi altre cinque, intervallate da un paio di pause, per farlo con i difensori. E non è finita. Perché il controesame del sostituto commissario della Digos Antonio Zarrillo – ora in pensione – che ha svolto l’attività investigativa sfociata nel processo (‘Mani sulla città’) a carico delle quarantotto persone -  ex o attuali amministratori, funzionari, dirigenti e tecnici di Palazzo Mosti, imprenditori - (e dodici società) chiamate in causa dall'inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Antonio Clemente, su appalti e forniture di beni e servizi del Comune di Benevento, proseguirà il 9 luglio. La ricostruzione dell’udienza parla di una prima parte quasi esclusivamente occupata da una deposizione riservata al lavoro di monitoraggio condotto sui conti bancari dell’ex assessore Aldo Damiano, dei suoi (presunti) viaggi all’estero, delle tappe al casinò, dei movimenti sulla carta di credito a lui intestata. Dati acquisiti dalla Digos, sulla scorta della convenzione di Schengen, anche attraverso accertamenti condotti dalla polizia italiana e da quella del Paese ospitante.  Sulla cui utilizzabilità si sono opposti gli avvocati Angelo Leone e Grazia Luongo (il Tribunale si è riservato la decisione), facendo notare che quegli atti erano “ad uso esclusivo di polizia”; dunque, non utilizzabili nel processo. Poi il fuoco di fila delle domande dei difensori. L’ha inaugurato l’avvocato Andrea De Longis junior, seguito dagli avvocati Vincenzo Regardi, Raffaele Scarinzi, Guido Principe, Roberto Prozzo, Mario Verrusio, Claudio Sgambato, Nunzio Gagliotti e Dario Vannetiello. Decine e decine di domande, ciascuna finalizzata, per ogni singola posizione interessata, a definire il contesto al centro delle vicende oggetto dell’inchiesta; ad evidenziare i limiti e l’incompletezza dello sforzo investigativo; a puntare il dito contro l’escussione, senza un legale, di persone che sarebbero poi diventate imputate. Date, riferimenti ad appalti e gare, ai settori del Comune che li avevano indette, al momento storico in cui erano state aggiudicate. E ancora: lo stato dei lavori, le modalità di pagamento, i supposti rapporti tra amministratori, struttura burocratica di Palazzo Mosti e imprenditori, i ruoli di ciascuno dei protagonisti. Un groviglio intricato di storie riecheggiate, seppure in forma non compiuta, nell’aula Falcone-Borsellino. Con una prospettazione difensiva che ha messo a dura prova Zarrillo. E il bello deve ancora venire. Perché l’impressione è che il vero scontro andrà in scena quando dinanzi al collegio giudicante compariranno i consulenti dell’accusa. Enzo Spiezia



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