• MERCOLEDÌ 12 AGOSTO 2020 - S. Eusebio vescovo

Ecco i 7 operai anticamorra al lavoro nella villa del boss

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Quindici.  La Carovana internazionale Antimafie promossa da Arci, Libera, Avviso Pubblico, CGIL, CISL e UIL, nasce nel 1994 in Sicilia, a un anno e mezzo dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio, diventando un grande laboratorio itinerante contro la criminalità organizzata, uno straordinario strumento per animare il territorio attraverso la valorizzazione della democrazia e della partecipazione. Quest’anno la Carovana ha deciso di entrare nelle periferie, luoghi dove coesistono malessere sociale e forte pressione malavitosa, ma anche realtà in cui crescono e si sviluppano positive esperienze di aggregazione civica e sociale che si contrappongono a tale contesto di illegalità. Una di queste è certamente il Vallo di Lauro, in particolare la comunità di Quindici che, grazie all'impegno di Libera e delle Istituzioni, sta rialzando un po' alla volta la testa dopo decenni di sottomissione allo strapotere dei clan. Attraverso la riqualificazione e la riconversione sociali dei beni confiscati alla camorra, il comune di Quindici si è guadagnata la "tappa" della Carovana Antimafie il cui obiettivo è ben risaputo: sostenere, valorizzare e riannodare le buone pratiche che in molte aree del paese crescono e diventano esempio di una nuova cultura della legalità e dell’antimafia. E quel che sta avvenendo nell'ex villa bunker dei Graziano un buon esempio lo è. Nelle stanze in cui un tempo i boss architettavano raid ed attentanti, oggi sorgono sale riunioni, uffici e laboratori. Quelli in cui, tra qualche settimane, andrà a regime l'attività industriale del maglificio 100Quindici Passi, primo esempio forse in Italia all'interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata, dove per lo più sono stati animati progetti di lavoro rurale. A Quindici le cose andranno diversamente poiché, come afferma Francesco Iandolo, referente provinciale di Libera, «il maglificio rappresenterà il centro ed il motore occupazionale di un intero territorio che intende riscattarsi». E, a proposito di lavoro, a dare il benvenuto alla Carovana c'erano loro, i 7 dipendenti della cooperativa Oasiproject, coloro i quali, vincendo un pubblico concorso presso la Prefettura di Avellino, senza raccomandazioni ma basato solo ed esclusivamente sul merito, hanno acquisito il diritto di lavorare all'interno dell'ex bunker del clan Graziano. Gente che di coraggio ne ha da vendere. Come la signora Rosanna Caliendo, quindicese d'adozione poiché lo è suo marito, Renato. «A me non interessa sapere chi ci viveva, ma piuttosto sono felice di sapere quel che è diventato questo posto, ossia la fabbrica dalla quale potrà dipendere il futuro dei miei figli», afferma Rosanna ai microfoni di Ottochannel. La sua storia, per certi versi, è simile a quella di Elvira, originaria di Sperone, che è stata scelta come confezionatrice: «Ho scelto di partecipare alla selezione poiché da anni seguo Libera e le sue attività. E' stata la curiosità a muovervi, volevo vedere da vicino cosa concretamente riesce a fare il popolo della legalità». Tra i sette dipendenti della Oasiproject c'è anche Abdel, lo straniero, uno che conosce il mondo del tessile a menadito. La sua presenza nella villa dei Graziano, oggi Maglificio 100Quindici Passi, è un ulteriore simbolo, quello dell'integrazione sociale, in una vicenda altamente simbolica. «Non sono qui perché avevo bisogno di un lavoro. Per grazia di Dio, non me ne mancava. Sono qui perché voglio vincere una duplice sfida, quella della legalità e dell'integrazione razziale».  Nel maglificio lavorerà anche Sebastiano Scibelli. E' il fratello di Nunziante, la prima vittima innocente della faida tra i clan Graziano e Cava. Sono 22 anni che Sebastiano soffre in silenzio. Non ama parlare ai microfoni, è persona schiva. Ma solo una battuta se la lascia scappare: «Nessuno mi restituirà mai Nunziante, nessuno potrà riscrivere quella triste pagina di storia locale. Ma essere qui, nel maglificio, è anche un modo per scriverne un'altra di storia, magari parallela. Una storia che possa ridare speranza e fiducia a chi, come me, ha perso un proprio caro a causa della camorra». I 7 dipendenti del maglificio hanno incontrato il neo sindaco di Quindici, Eduardo Rubinaccio, che si è intrattenuto amabilmente con loro manifestando interesse ed attenzione per il progetto. «Saremo vicini a Libera, non faremo mai mancare il nostro sostegno alla battaglia in difesa della legalità, nella speranza che in futuro vi possano essere altre assunzioni che tengano conto delle esigenze occupazionali del Vallo di Lauro».   Rocco Fatibene



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