• LUNEDÌ 10 AGOSTO 2020 - S. Lorenzo martire

Celjak: "Qui troppa pressione negativa"

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Tra due settimane sarà ufficialmente libero da impegni. Vedran Celjak come i tifosi giallorossi attende novità sul futuro. Il su,  a meno di sorprese, sarà lontano da Benevento, città che lo aveva accolto nel gennaio del 2014 su precisa indicazione di Fabio Brini. Con l'allenatore marchigiano Vedran aveva condiviso l'esperienza al Pergocrema, poi l'approdo ai piedi della Dormiente con il ruolo di stakanovista conquistato nella stagione appena conclusa. Sole sette partite di cui due nel girone di andata e cinque dopo il giro di boa. Era in campo anche contro il Como, in quella che può ormai considerarsi l'ultima sua apparizione al Vigorito con la maglia della strega. E' lui stesso ad ammetterlo, lasciando poco spazio ad alternative.  Vedran, la tua esperienza nel Sannio può dirsi conclusa?
“Ho il contratto in scadenza e finora non ho rinnovato, per cui credo che non accadrà neanche in questi giorni. Di richieste ce ne sono diverse ma non ho ancora valutato nulla”. Nell'ultimo campionato 8 assist di cui 5 su cross dal fondo, a livello personale sei soddisfatto?
“Penso che sia un buon bottino, del resto mi piace molto conquistare il fondo e crossare. La progressione è da sempre la mia caratteristica e quest'anno sono riuscito a sfruttarla in più di un'occasione”. Un ruolino che non è bastato per contribuire a raggiungere l'obiettivo. Cosa pensi vi sia mancato?
Penso che abbiamo giocato un ottimo campionato raccogliendo molti punti. La Salernitana è stata più brava di noi e con il Como la fortuna ci ha girato le spalle. E' chiaro che siamo tutti amareggiati ma ci può stare. Il calcio è un gioco, non bisognerebbe dimenticarlo” Lo stesso concetto lo ha espresso D'Agostino qualche giorno fa proprio ad Ottopagine...
“Ho letto la sua intervista e concordo con lui sotto questo punto di vista. A Benevento si avvertiva un'aria pesante negli ultimi tempi, l'ambiente non era sereno. Ma a dire il vero anche quando eravamo a +4 sulla Salernitana ho incontrato persone in centro che nel salutarmi mostravano grande pessimismo nonostante il primo posto. Dicevano che difficilmente ce l'avremmo fatta anche quest'anno. A quel punto non capivo, perchè avevamo tutti alle nostre spalle.  E' giusto che ci sia pressione, ma non di questo tipo, non negativa. A mio modo di vedere questo non è l'atteggiamento giusto per affrontare le cose”. Credi sia stato determinante tutto questo per il vostro rendimento?
“Non per trovare alibi, ma qualcuno ha avvertito questo disagio. Quando si scende in campo bisogna avere la mente sgombra e la serenità che comunque vada a finire la partita sai di aver dato tutto e che il tuo sforzo venga apprezzato. Poi il risultato finale può dipendere da tante cose. Lo ripeto, il calcio non è una guerra”. Brini, che ti aveva voluto a Benevento, è stato esonerato a tre giornate dal termine. Come hai visto la decisione della società?
“Secondo me il mister non meritava l'esonero, ma con questo non voglio dire che con Cinelli e Landaida mi sia trovato male. Anzi, con loro è andato tutto bene dal punto di vista personale e credo che gli episodi non abbiano girato a favore nel momento decisivo”. Hai sentito mister Brini dopo l'esonero?
“Sì, lo chiamai dopo aver appreso la notizia. Mi disse di non preoccuparmi e di credere fortemente in me. Disse che avremmo vinto lo stesso e che avrebbe fatto il tifo per noi fino alla fine”. Poi è andata come è andata. Un bilancio sulla tua esperienza nel Sannio?
“Quando sono venuto a Benevento ho subito avvertito che l'organizzazione societaria non avesse niente a che vedere con la Lega Pro. Ho accettato il progetto scendendo dalla B perché ritenevo e ritengo tuttora che il presidente Vigorito meriti la serie A”.   Francesco Carluccio



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