• VENERDÌ 30 OTTOBRE 2020 - S. Massimo martire

Caso diritti d'immagine: ecco cosa rischiano le società

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Avellino.  Risulta come un fulmine a ciel sereno dopo mesi di grandi emozioni. Il caos diritti d'immagine, i rumors di possibili deferimenti per la Sidigas Avellino hanno mandato in agitazione, come normale che fosse, l'ambiente irpino, ma allo stato attuale restano voci, indiscrezioni che, tra l'altro, non chiamano in causa solo la Scandone in Serie A. Tutto nasce a fine marzo quando la Procura Federale della FIP convocò nove società di massima serie (Avellino, Brindisi, Cantù, Caserta, Pistoia, Reggio Emilia, Sassari, Torino e Varese) per appurare eventuali irregolarità sui contratti di immagine e di scouting: materia che, nel corso degli anni, ha subito diverse modifiche. I contratti di cessione dei diritti di immagine personale sono tassati al 4 per cento per la natura sportiva, l'Enpals (l'ente previdenziale per i contributi da contratto professionistico) riconosce fino al 40 per cento dell'importo. La FIP si limita a riconoscere i contratti con tassazione di natura sportiva (al 4 per cento). Da qui, la convocazione nel mese di aprile dei team in Procura e i possibili deferimenti nel mese di giugno.  Cosa rischiano le società - Anche su questo aspetto la materia è aperta, con sanzioni legate alla gravità del caso specifico. Si va dall'inibizione e ammenda fino alla penalizzazione o alla retrocessione (caso limite da non prendere assolutamente in esame in questa fase). La violazione dell'articolo 1 bis del Regolamento Esecutivo (Settore Professionistico) in materia di contratti di prestazione sportiva professionistica comporta l'inibizione da 3 mesi a 3 anni per l'atleta e il procuratore (sul territorio italiano) e un'ammenda cha va dai 20mila a 100mila euro per la società coinvolta, sempre che non sia dimostrata la frode o l'illecito sportivo. Solo in presenza di queste ultime due fattispecie, si rischia la penalizzazione o la retrocessione con, inoltre, il riscontro di sentenze definitive del BAT FIBA a comprovare l'esistenza di compensi non previsti dal contratto depositato in FIP. Redazione Sport



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