• GIOVEDÌ 15 APRILE 2021 - S. Anastasia martire

Avellino, per la difesa c'è una priorità: riconfermare Chiosa

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Lo scorso 4 agosto l'Avellino ne annunciò l'arrivo in prestito con diritto di riscatto dal Torino. Fece il suo esordio in maglia biancoverde tredici giorni dopo, il 17 agosto: secondo turno di Tim Cup, Avellino - Unione Venezia 2-0. Testa alta e petto in fuori, mancino col piglio del leader. Bastarno pochi minuti di gioco per capire che i lupi, assicurandosi le prestazioni sportive di Marco Chiosa, avevano piazzato un gran colpo. Perché quando vedi un ventenne, prossimo a compierne ventuno di anni, giocare con la personalità e il piglio di un veterano ti rendi subito conto che davanti hai  un protagonista certo del futuro di un calcio nel quale troppo spesso si abusano i termini "talento" o "linea verde". Chiosa è uno degli esempi lampanti della credibilità e della lungimiranza della programmazione della dirigenza avellinese. Non per caso la scorsa estate il Torino non ci ha pensato su due volte a mandarlo in Irpinia a farsi le ossa dopo un'annata positiva al Bari, negandolo proprio ai pugliesi per il secondo anno consecutivo. Bastò vederlo in azione per pochi minuti per intravedere il suo, considerevole, potenziale, poi confermato lungo tutto l'arco del campionato, nel quale ha collezionato 32 presenze, incassando solo 6 cartellini gialli e un rosso. Una rarità per un difensore; un dato numerico emblematico per descriverne la puntualità e la pulizia negli interventi. E allora, si capisce facilmente perché l'Avellino sta facendo di tutto per trattenerlo un altro anno. E d'altronde c'è da chiudere un cerchio, quello di una stagione da protagonista, rimasto aperto per cause di forza maggiore a causa di quella maledetta contusione, con ematoma, al quadricipite della destro, che lo ha tenuto fuori dal campo da Bologna - Avellino del 9 maggio 2015. Senza nulla togliere a chi lo ha sostituito, chissà che play off sarebbero stati con Chiosa lì dietro. Non c'è controprova, ma il valore individuale del "ventisette" è indiscutibile e induce a percepire quel pizzico di rammarico che resta. Premesso tutto ciò è facile farsi un'idea del motivo per cui tutto l'ambiente biancoverde si augura che Chiosa resti ancora un lupo. Un'opzione che gli permetterebbe di consacrarsi, dopo un annata da veterano travestito da giovane, da cui ripartire. Una soluzione che gli consentirebbe di essere, ancora una volta, uno dei punti cardine di un reparto difensivo alla stregua di un bunker. Grazie anche alla sicurezza del giovane di Ciriè. Marco Festa



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