• MERCOLEDÌ 23 SETTEMBRE 2020 - S. Tecla vergine martire

"Abusi su due minori", condannato ex poliziotto

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Benevento.  Due anni e 6 mesi, contro i 6 chiesti dal pm Marilia Capitanio, che aveva definito chiari ed univoci gli elementi di prova. E’ la condanna decisa questo pomeriggio dal Tribunale, che ha applicato l’ipotesi più lieve tra quelle contemplate dall’articolo 609 bis (violenza sessuale) del codice penale, al termine del processo (celebrato a porte chiuse) nei confronti di Antonio Parente (avvocato Marcello D'Auria), 60 anni, di Ceppaloni, un poliziotto in pensione, imputato di abusi sessuali ai danni di due ragazzi di 17 e 16 anni. Secondo l’accusa, dopo essersi fermato con la scusa di chiedere informazioni ai ragazzi (per raggiungere l’ospedale Rummo o San Giorgio del Sannio), Parente li avrebbe fatti fatti salire a bordo della sua Alfa station wagon. Poi li avrebbe palpeggiati all'interno della coscia e all’altezza dell’addome. Nel mirino degli inquirenti erano finiti due distinti episodi che si sarebbero verificati il 20 giugno giugno ed il 30 novembre del 2012 a Benevento e San Giorgio del Sannio (ma iniziato in città). Il 17enne aveva denunciato l'accaduto alla Squadra mobile, riconoscendo Parente attraverso l’individuazione fotografica, mentre il 16enne, all’epoca ospite di una casa famiglia a Calvi, ai militari della Stazione sangiorgese. Arrestato nel maggio del 2013 – poi era tornato in libertà -, Parente aveva ammesso nel corso dell'interrogatorio di aver toccato i due ragazzi ad una coscia, ma non con l’intenzione di molestarli sessualmente. In un caso, aveva spiegato, l’avrebbe fatto per rincuorare il suo interlocutore rispetto ai problemi familiari che gli stava descrivendo; nell’altro per saggiare le capacità muscolari di chi gli stava seduto al fianco e parlava della sua passione per il calcio.   Oggi la discussione: prima la requisitoria della pubblica accusa, poi gli interventi degli avvocati Luca Guerra e Carmine Guadagno, che avevano chiesto che fosse dichiarata la responsabilità dell’imputato; infine l’arringa del difensore, che aveva proposto l’assoluzione del suo assistito e, in subordine, l’applicazione dell’ipotesi più lieve. Una prospettiva quest’ultima accolta dal collegio giudicante, che ha anche condannato Parente al risarcimento dei danni, da liquidarsi in separata sede, in favore delle parti civili, per ciascuna delle quali è stato disposto il pagamento di una provvisionale di 3mila euro.  Enzo Spiezia



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