• VENERDÌ 3 LUGLIO 2020 - S. Tommaso apostolo

Usa, la protesta non si placa e infiamma l'intero Paese

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 Un'altra notte di violenza negli Stati Uniti e un'altra vittima, la quarta, negli scontri che per il quarto giorno consecutivo hanno infiammato molte città americane. Gli incidenti più gravi a Indianapolis dove sono state segnalate diverse sparatorie ed una persona è rimasta uccisa. Il Governatore della California ha chiesto che a Los Angeles venga mobilitata la Guardia Nazionale a supporto delle forze dell'ordine che non riescono a fare fronte ai disordini mentre anche New York è teatro di manifestazioni che puntualmente degenerano in duri scontri con la polizia. La rabbia sembra incontenibile negli Stati Uniti e dilaga in tutto il Paese, da Minneapolis alla Grande Mela, da Atlanta a Houston, i manifestanti hanno messo a ferro e fuoco le città per gridare che le vite degli afroamericani contano. Oltre 1.400 gli arresti effettuati.   Sono passati conque giorni da quando George Floyd è morto sotto il peso dell'agente di polizia Derek Chauvin che gli ha tenuto il ginocchio premuto sul collo per 9 lunghissimi minuti, e la protesta invece di placarsi sembra un incendio che si allarga, divampando in ogni angolo degli States. Neanche dopo l'arresto di Chauvin, accusato formalmente di omicidio colposo e ora detenuto nel carcere della Contea di Ramsey a St. Paul è riuscito a contenere i tumulti, che anzi sono stati alimentati ieri dai primi referto dell'autopsia eseguita sul corpo di Floyd che ha decretato come la morte non sia avvenuta per per asfissia ne per strangolamento. La famiglia dell'uomo ha chiesto subito una nuova autopsia indipendente.   Donald Trump ieri da Cape Canveral dove si era recato per il lancio della navetta Dragon Crew ha affermato come la sua amministrazione non lascerà che orde violente impongano la loro legge, che la calma sarà riportata in modo fermo e implacabile. Molti ambienti istituzionali spingono però perchè il Presidente faccia un discorso alla nazione, smarrita e lacerata dalle fiamme dell'ira e dalla paura che la situazione degeneri ulteriormente. I servizi segreti hanno deciso di blindare la residenza presidenziale Usa chiudendo l'accesso anche alla stampa per circa un'ora ieri, dopo che la protesta ha raggiunto Lafayette Square. 

 



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