• DOMENICA 12 LUGLIO 2020 - S. Giovanni Gualberto abate

Coronavirus, casi e morti in risalita. Allarme polmoniti sospette ad Alzano a novembre

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Tra novembre e gennaio 110 polmoniti sospette all'ospedale di Alzano Lombardo. Sono preoccupanti i dati dei documenti che Ats Bergamo e Asst Bergamo Est hanno fornito al consigliere regionale Niccolò Carretta (Azione), autore di una richiesta di accesso agli atti relativi al nosocomio 'Pesenti Fenaroli', punto di riferimento della Val Seriana. Qualcuno ha sottovalutato quei numeri? Anche a questa domanda risponderà l'inchiesta della Procura orobica, che passerà al vaglio pure le circolari ministeriali. Ma l'Ats di Bergamo frena: "Gli esiti del lavoro sui ricoveri consentono di affermare con discreta ragionevolezza come non siano riscontrabili evidenze statistiche tali da produrre il sospetto di una presenza precoce di ricoveri per polmoniti da Sars-Cov-2 nella provincia di Bergamo nei mesi di dicembre 2019 e nel bimestre gennaio e febbraio 2020". Un caso aperto nel giorno in cui, a livello nazionale, sono 142 i nuovi contagi in 24 ore (240.578 totali) contro i 126 di ieri e c'è una risalita anche dei morti: da 6 a 23. Intanto, dalla Regione Veneto giunge un altro allarme, che porta la firma del governatore Luca Zaia, secondo cui "continuiamo ad avere la preoccupazione della reinfezione. La festa della liberazione non funziona". In Campania, invece, prolungata fino al 7 luglio la zona rossa a Mondragone (Caserta) nell'area degli ex palazzi Cirio.Eppure, come spesso succede, è a luci e ombre il bollettino giornaliero della pandemia. Perché sono 7 le Regioni con zero nuovi casi e 11 quelle senza morti. Poi, ancora, si contano 933 i malati in meno, un altro boom di guariti (1.052) e 93 pazienti in terapia intensiva (-3). Fra le zone più colpite, c'è proprio la Lombardia con 62 contagiati in più (43,66% del totale nazionale) e 4 nuovi deceduti. Ma a far discutere è, appunto, la situazione in Val Seriana. Secondo quanto emerso - segnala 'l'Eco di Bergamo' - prima dei due pazienti scoperti ad Alzano, c'erano stati molti ricoveri con diagnosi in codice 486, cioè "polmonite, agente non specificato". Centodieci tra novembre e il 23 febbraio, giorno in cui al conto si è aggiunta la voce "polmonite da Sars-coronavirus associato". Una crescita importante: dalle 18 di novembre si passa alle 40 di dicembre, più del doppio. E altre 52 a gennaio. Da marzo in poi i casi si moltiplicano in modo esponenziale. "Diverse fonti indicano che il virus era già qui dall'inizio dell'anno. Decine, forse centinaia di polmoniti anomale prima che il 22/2 ad Alzano emergesse il primo caso 'ufficiale'. Perché non è scattato l'allarme? Perché in un mese e mezzo nessuno ha pensato di fare un tampone?", sbotta il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Mentre l'assessore al Welfare, Giulio Gallera, annuncia tamponi o test sierologici a tappeto in caso di focolai.Vietato, comunque, abbassare la guardia. Ne è convinto anche Zaia. Che non le manda a dire: "Non siamo più nella fase 2, siamo entrati nella fase 'limbo'. O andiamo avanti o andiamo indietro. Perché la fase della convivenza ormai l'abbiamo vissuta, è iniziata il 18 maggio e finisce con oggi con 8 casi in più e 35 isolati. Bisogna aprire un piccolo 'warning' con la crescita dei casi di oggi".



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