• GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2020 - S. Pacifico da S. Severino

Sono uno chef a 3 stelle ma amo pane e formaggio

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Ilgiornale.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


Alba, 2006. Il ristorante Piazza Duomo è appena decollato, e già arriva la prima stella Michelin. Nel 2013 siamo a quota tre. Il mago è lo chef Enrico Crippa. Forse questo nome non ha lo stesso impatto mediatico di altri, Carlo Cracco ad esempio. Eppure, fra gli italiani, è lui (con Massimo Bottura e Massimiliano Alajmo) a comparire fra i migliori 50 chef al mondo, con una notorietà internazionale che supera quella nostrana veicolata dal piccolo schermo.Cosa pensa dell'esposizione mediatica degli chef d'ultima generazione? Perché lei è così schivo?«Preferisco stare in cucina. Sono uno che ama ancora starci. Mi piace trascorrere la giornata fra ingredienti, padelle e i miei ragazzi».Fa bene alla cucina questo gran parlare di fornelli?«Sì, fa bene alla categoria. Però va chiarito che quello che si vede in tv non corrisponde a quanto accade veramente, la vita di un cuoco è ben altro».Come è?«Sveglia al mattino presto. Quindi ricerca dei prodotti, pulizia dei prodotti, si rosola, si cucina, si servono i clienti. Alla fine, uno va in tv se ha bisogno...».Se ha necessità di visibilità, vuol dire? «L'alta ristorazione costa molto. Se sei fortunato, come me, stai in un luogo come Alba, quindi molto frequentato, e lavori bene, non hai bisogno di partecipare a progetti vari per far quadrare i bilanci. Effettivamente c'è chi ha la necessità di finire in tv».Nessuno snobismo, dunque? «La ragione è semplice: a me piace stare in cucina, e poi arrivo a fine settimana stanco quindi uso il giorno di riposo, che è il lunedì, per riposare».A dieci anni dal debutto, è tempo di bilanci per il ...



Macrolibrarsi
Macrolibrarsi
Sannioportale.it