• SABATO 28 NOVEMBRE 2020 - S. Rufo martire

Quella "mano" che ha fermato la "vera" riforma di Ratzinger

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Si fa presto a parlare di Joseph Ratzinger come di un pontefice immobile che ha inciso poco sugli equilibri della Curia romana. Così come si fa presto a giudicare il pontificato di Benedetto XVI come un semplice momento di transizione della storia della Chiesa cattolica. Quella di un Benedetto XVI debole e privo di velleità riformistiche è una vulgata comune che non corrisponde al vero. Allo stesso modo, liquidare il regno di Ratzinger come breve o senza troppo significato è tipico delle ricostruzioni progressiste.Questo genere di narrativa, centrata o meno sulla "debolezza", non vale solo per il "mite teologo" di Tubinga: dicono che papa Luciani volesse chiudere lo Ior, ma che la prematura scomparsa abbia impedito al primo Giovanni Paolo di poter quantomeno lavorare a quell'obiettivo. Eppure di Luciani si racconta soprattutto la mitezza. E Francesco? Jorge Mario Bergoglio ha esordito nel suo pontificato domandandosi se la Chiesa cattolica avesse davvero bisogno di una "banca". Per ora lo Ior è ancora lì.Le "finanze vaticane" costituiscono del resto da sempre un argomento utile per chiarire quali siano le reali intenzioni programmatiche di un pontefice, oltre che un discreto terreno di "scandali". Quelli con cui hanno dovuto fare i conti soprattutto gli ultimi quattro pontefici. Ratzinger e Bergoglio hanno stili comunicativi e priorità pastorali diverse, ma vengono spesso accomunati dagli addetti ai lavori per via di un'intenzione che li riguarda entrambi (quella che per i critici di Bergoglio è per lo più presunta o comunque tutta da verificare): rendere trasparente la situazione economico-finanziaria della Santa Sede e dei suoi istituti. Si tratta di una volontà che vale tanto per l'interno, con questa trasparenza che deve giocoforza interessare le "banche" del Vaticano, quanto per l'esterno, quindi per esempio per i rapporti tra lo Ior, che non è una vera "banca" ma un istituto per le opere di religione, e gli enti finanziari comunemente intesi. Quelli che operano dentro e attraverso i confini degli altri Stati.La "battaglia" interna per la legge anti-riciclaggioTra voci di corridoio e ventilazioni che non sono state corroborate dai fatti (le teorie complottistiche sono sempre dietro l'angolo quando si ha a che fare con le "cose vaticane"), è comunque ...



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