• MARTEDÌ 24 NOVEMBRE 2020 - S. Crisogono martire

L'eroe del Mundial '90 è diventato un mafioso (ma solo per fiction)

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Ilgiornale.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


Da calciatore ha sempre recitato coi piedi. E ora, da attore, le cose non sono cambiate un granché. Totò Schillaci ha giocato in tante squadre, ma solo una lo ha lanciato nella Champions League della celluloide: «Squadra antimafia». Serie televisiva per cultori di derby particolarmente sanguinari.Ciak, si gira. Dall'auto sgangherata scende un boss vestito di bianco. Un ruolo che Totò aveva già «provato» da giocatore juventino vestito di bianco-nero quando, dopo un litigio a fine partita con Fabio Poli del Bologna, gli urlò in faccia: «Ti faccio sparare» («La frase fu fraintesa, volevo solo fargli capire che non avevo paura di nessuno...»). Seguirono polemiche e squalifica.Nella realtà nessuno «sparò» mai a Poli; nella fiction di «Squadra antimafia», invece, a «essere sparato» sarà proprio il povero Totò. Con Schillaci special guest il regista del serial è stato implacabile. Tra la polvere di una periferia simil Gomorra (ma in salsa sicula), ecco spuntare Totò nei panni di «don Mannino». L'ex campione azzurro, per il suo primo epico big match mafioso, sfoggia a favore di telecamera ray-ban a specchio e baffetti da sparviero. Avanza minaccioso, come stesse puntando l'area di rigore. Davanti a lui saltella un pallone. Il motivo lo capiremo alla fine della scena. Totò boss (nulla a che fare col film comico «Totò, Peppino e i fuorilegge») scortato da quattro scagnozzi si accomoda al bar e ordina «il solito». Gli portano una strana bevanda verde (acqua e menta?) e, tra un sorso e l'altro, lui decide che un tale «deve essere fatto fuori». Davanti ...



Sannioportale.it