• MARTEDÌ 29 SETTEMBRE 2020 - SS. Michele Gabriele e Raffaele

L'Atlante dei conflitti ignorati

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Siria, Iraq, Afghanistan, Libia, Nigeria, Ucraina: ecco i nomi dei paesi travolti dalle guerre di cui maggiormente si sente parlare. Motivi geopolitici, strategici e culturali, portano i riflettori a concentrarsi sulle zone appena nominate. Come in un moto di ciclicità, l'attenzione mediatica compie un anello di informazione centrifugo, un circuito d'interesse che porta ad avere notizie costanti su determinate questioni: l'Isis e i talebani, Al Qaeda e Boko Haram, la questione libica e le tensioni in Ucraina. Ma ovviamente se da un lato la concentrazione sale, dall'altro questa diminuisce, fino quasi ad arrivare a un parossismo d'oblio mediatico che porta a coniugare il termine ''guerre dimenticate''. Analizzando le due parole viene difficile capire come si possa dimenticare la propria contemporaneità, si scorda il passato non il presente, questo tutta al più lo si ignora. Ma ignorare una guerra significa anche ignorare chi la vive e la subisce e quindi per riequilibrare la bilancia delle notizie dei conflitti e delle tragedie, il Giornale.it ha deciso di realizzare una mappatura dei principali drammi che caratterizzano il nostro contingente, ma di cui solo in rare circostanze si ha la percezione che questi avvengano.LE GUERRE IGNORATEAfricaMarocco: nel Paese del nord Africa è in corso un conflitto a bassa intensità di cui poco si parla e localizzato in una regione dove i problemi legati allo jihadismo hanno adombrato le rivendicazioni ancestrali e le lotte politiche. Nel sud del Marocco prosegue la tensione tra l'esercito di Rabat e il Fronte Polisario della Repubblica Democratica Araba Saharawi. Una guerra iniziata con l'indipendenza del Marocco nel 56 e poi acuitasi nel 75,'76, quando gli spagnoli abbandonarono la regione meridionale del Paese e questa venne occupata dagli uomini di Hassan II. Da quel momento ha preso vita la guerriglia della popolazione locale che rivendica l'indipendenza dal Marocco. Il cessate il fuoco nella regione si è verificato nel '91 in cambio della promessa di un referendum sullo stato del Sahara Occidentale, che però non si è mai verificato. Oggi la popolazione Saharawi conta 170mila persone che dopo 23 anni non hanno ancora visto riconoscersi il lembo di deserto che rivendicano. Crisi economica, precarietà, disinteresse internazionale, fallimento delle politiche di riconciliazione, muri e campi minati che hanno provocato la morte di oltre 2500 cittadini, sono tutti fattori che oggi stanno facendo rinascere il Fronte Polisario. I guerriglieri hanno imbracciato di nuovo le armi dichiarandosi pronti a combattere per ottenere ciò che la politica e le trattative non gli hanno mai dato.Mali: La guerra in Mali è tornata di recente sui grandi media dopo che il 20 novembre, un commando jihadista ha assaltato l'Hotel Radisson Blue a Bamako e ha fatto una strage uccidendo più di 20 persone. E' così ritornata sotto la luce dei riflettori una guerra dimenticata e in corso dal 2012. Nel Paese africano infatti, tre anni fa, nel nord, scoppiò un conflitto dovuto alla sollevazione di una milizia tuareg, l'MNLA ( Movimento Nazionale di Liberazione dell'Azawad), che mirava alla creazione di uno stato tuareg nell'area settentrionale del Mali. I guerriglieri laici dopo soli tre mesi sono stati però sconfitti dai gruppi jihadisti ed estromessi dalla regione. E' così quindi che hanno preso sempre più piede le formazioni islamiste che hanno occupato l'intera porzione settentrionale del Mali. Nel 2013 una missione internazionale ha posto fine al controllo dell'area da parte dei gruppi legati alla jihad, ma non sono stati eradicati dal territorio e ancor oggi persiste la ...



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