• SABATO 16 OTTOBRE 2021 - S. Margherita Alac.

In campo ho parato tutto ora temo gol a tradimento

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Ogni uomo ha il silenzio che merita. E che lo rappresenta al meglio. Uno stile nel centellinare le parole, in grado di distillare lo straordinario dall'ordinario. Il silenzio «zoffiano» giunge all'orecchio come eco lontana di tre parole: senso di responsabilità. Dino Zoff, il più grande portiere che l'Italia abbia mai avuto, il 28 febbraio compirà 74 anni. Trascorsi, appunto, all'insegna del «senso di responsabilità». Guardando avanti e scacciando nostalgie. Zoff ha una filosofia esistenziale tutta sua: «La vita è una parabola, segue uno schema fisso come il giorno e la notte. E quando arriva il tramonto, non è che puoi stare lì a lamentarti. Non puoi pensare che ti mancherà il sole. Meglio, molto meglio, prepararti a passare una bella serata». Un mantra che, se fosse un calciatore di oggi, Dino si farebbe tatuare; o forse no, considerato che - come sostiene lui - «quella è roba per esibizionisti». Logico, detto da chi ha sempre incarnato la prevalenza dell'essere, e che l'apparire lo ha lascia agli altri. Come cibo per mediocri. Lei si nutre solo di serietà friulana. C'è chi la definisce un monumento.«Sopra i monumenti c'è sempre il rischio che i piccioni ci facciano la cacca. Il termine che più mi piace è: campione».«Campione» di sport. E di etica.«Sono felice che la gente me lo riconosca. Soddisfa il mio narcisismo, ma è la prova che, anche moralmente, ho seminato bene nella vita».Il concetto di «semina» lo ha mutuato da suo padre contadino?«Orgogliosamente ...



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