• LUNEDÌ 23 NOVEMBRE 2020 - S. Giovanni della Croce

Firmata la tregua in Birmania. Per i Karen è l'inizio di un'altra lotta

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Oo Kray Khee (Stato Karen) - Quest'anno la stagione delle piogge tarda a finire. La strada per entrare nei territori controllati dalla guerriglia Karen è un fiume di fango. A tratti, il vecchio pick-up con il quale sto viaggiando, si impantana e bisogna scendere per spingere. Per i combattenti Karen che vivono in questa striscia di terra tra le vallate e le montagne dell'est della Birmania è una cosa normale. Ed è sicuramente l'ultimo dei loro problemi.Il trattato mai riconosciuto e l'inizio del conflittoIn queste zone si combatte la più lunga guerra di liberazione del mondo. Dal 1949, un anno dopo l'indipendenza dall'impero britannico, i Karen imbracciano le armi per richiedere la propria autonomia e la salvaguardia delle proprie tradizioni. Lo fanno a ragion veduta: Aung San, il presidente del Paese di allora e padre del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, aveva concordato con i capi delle più grandi etnie che vivono nel Paese, attraverso il «Trattato di Planglong», la possibilità di scegliere il proprio destino politico e sociale. Ma dopo l'uccisione di Aung San il potere è passato al generale Ne Win e alla sua sanguinosa dittatura militare, che ha annullato l'accordo e ha iniziato sistematiche violenze nelle zone etniche.Il business dei militari nei territori etniciViolenze che, a «Kawthoolei», la «Terra senza peccato» come amano chiamarla i Karen, non sono mai cessate. ...



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