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Fango de L'Espresso sulla Lega. Il Carroccio: "Falsità"

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Con il leader Matteo Salvini ancora nel mirino dei magistrati per il casi delle ong, e la Regione Lombardia a traino leghista sotto attacco per la gestione dell'emergenza Coronavirus, il Carroccio si trova ora a dover affrontare anche gli strali de "L'Espresso", che torna ancora una volta sulla questione dei presunti trasferimenti illeciti di fondi pubblici.In un lungo articolo pubblicato oggi, infatti, i giornalisti della rivista affondano nuovamente, citando alcuni documenti dell'unità finanziaria della Banca d'Italia (Uif) da loro analizzati. Carte che trapelano dalla procura della Repubblica di Milano e nelle quali si parla di "un'anomala operatività posta in essere da nominativi in vario modo riconducibili alla Lega", cita "L'Espresso", e in cui si "ipotizzano in particolare illeciti trasferimenti di fondi pubblici a soggetti privati, per lo più 'orchestrati' dal commercialista Alberto Di Rubba".L'attacco è diretto ed esplicito. "Che fine hanno fatto i soldi pubblici arrivati sui conti della Sdc?", si legge sul portale online della rivista. "I documenti della Uif dicono che tra il 2016 e il 2018 la società versa sistematicamente i soldi incassati al trio di commercialisti della Lega con causale 'pagamento fatture'. Prendiamo Centemero, deputato e tesoriere: in un anno ha incassato da Sdc circa 62 mila euro. Chi ha ricevuto di più da questa azienda nata nel 2016 è certamente Manzoni, il collega di studio di Di Rubba: 211 mila euro in un anno e mezzo fino al gennaio 2018".Proprio il tesoriere della Lega, nei giorni scorsi, aveva replicato in modo stizzito ad un altro articolo apparso sulla rivista, dal titolo "Soldi pubblici per la Bestia", nel quale venivano analizzati trasferimenti di denaro (si parla di 3 milioni in 3 anni) effettuati dal partito alla società SistemaIntranet e ad alcune Srl legate al Carroccio, oltre che alla cooperativa che ha in gestione Radio Padania. Le accuse de "L'Espresso" avevano fatto sbottare Centemero: "I veri 'riciclatori' sono proprio certi giornalisti de L'Espresso. Se si legge l'ultimo articolo anticipato sul loro sito, ci si può accorgere come, oltre a perdere tempo prezioso, usino le solite notizie false e le mettano in circolazione all'infinito con la speranza che, ripetendole, diventino vere o, quantomeno, verosimili", aveva dichiarato il deputato del Carroccio, come riportato da AdnKronos. "L'articolo è una fotocopia di quanto già apparso sulle pagine del settimanale in svariate occasioni. La replica potrebbe essere semplicemente quella di andarsi a rileggere le relative smentite".Dopo l'ultimo attacco di oggi, Giulio Centemero si è visto ancora una volta costretto a difendersi, ed ha immediatamente commentato l'articolo, accusando la rivista di riferire delle vere e proprie falsità. Da qui la decisione di procedere per vie legali."Ancora una volta in questo nostro bel Paese accade che all'approssimarsi di un'udienza per una denuncia fatta all'Espresso arrivi puntuale l'offensiva di una certa stampa. Nell'ultimo articolo del settimanale, apparso in anteprima quest'oggi, si ripetono le falsità di un tempo e si aggiungono nuove e farneticanti accuse sui professionisti che collaborano per il partito", ha infatti dichiarato il deputato e tesoriere del Carroccio. "I comuni cittadini si sottomettono al giudizio dei tribunali aspettando con serenità e fiducia le relative decisioni. E anche quando la serenità e la fiducia cominciano a vacillare, come in questi ultimi tempi, ai comuni cittadini non resta altro che aspettare. Poi ci sono certi giornalisti che sono meno comuni degli altri e ai quali tutto è concesso e perdonato. A noi non resta altro che fare la cosa giusta: denunciarli ancora una volta e aspettare di vedere se alla fine i conti tornano", ha concluso.



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