• LUNEDÌ 25 GENNAIO 2021 - Conv. di S. Paolo apost.

Con le mie sfere eterne combatto la paura di morire

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Essere Arnaldo Pomodoro. Ovvero, a quasi novant'anni, incarnare l'icona dell'artista monumentale, quello delle grandi commissioni pubbliche, raro esempio di «profeta in patria» conteso anche all'estero per le sue eterne sfere di bronzo. Instancabile, continua a progettare e a ospitare mostre nella sua Fondazione sulle rive dei Navigli milanesi, come l'ultima dal titolo emblematico: «Tutto è felice nella vita dell'arte».È davvero così, maestro?«Così è stato nella mia vita dove ho tanto ricercato e tanto ho lavorato, sempre con impegno e passione: poter esprimere la mia immaginazione, la mia creatività mi dà ancora un senso di pienezza e soddisfazione».Le sue mastodontiche sculture campeggiano nelle città di tutto il mondo. Le piazze hanno ancora bisogno di monumenti?«Monumento è una parola che non mi piace, perché implica uno scopo celebrativo in senso troppo tradizionale. Sono però convinto che le piazze avranno sempre bisogno di opere d'arte. Ogni luogo cambia quando c'è qualcosa da osservare, con cui dialogare. Credo che anche in una piccola piazza insignificante, una scultura può essere un'occasione di riflessione, di emozioni, o anche solo per ricordare il tempo che passa. Penso che le persone la frequenterebbero più volentieri».Le sue opere sono spesso criptiche e un po' inquietanti. Qual è stato il segreto del suo successo?«Sono forse riuscito a definire il motivo stilistico che fa da perno al mio lavoro, che è poi il linguaggio espressivo che mi identifica e che la gente riconosce, ma non ho mai perduto la passione per la ricerca artistica. E questo credo si legga nelle mie opere: una tensione, un bisogno di immaginare, di sperimentare».Sulle sculture compaiono ...



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