• SABATO 28 NOVEMBRE 2020 - S. Rufo martire

Verso il futuro post-Brexit (di D.M. Bruni)

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(di Domenico Maria Bruni, docente di History of Political Institutions alla Luiss)La difficile intesa tra Regno Unito e Unione europeaI prossimi 15 e 16 ottobre i leader dell’Unione europea si incontreranno a Bruxelles per discutere anche delle relazioni con il Regno Unito. Sempre il 15 ottobre scade la deadline annunciata dal premier britannico, Boris Johnson, per trovare un’intesa amichevole tra il suo Paese e l’Unione europea sul futuro post-Brexit. A molti tra i non addetti ai lavori tutto questo potrà sembrare soltanto un déjà vu, eppure sia il vertice europeo sia l’ultimatum britannico si collocano in una fase particolarmente critica e potenzialmente decisiva del laborioso processo di divorzio di Londra dall’Ue.Sentinella, a che punto è la Brexit?Proviamo dunque a ricapitolare. A che punto è la Brexit? Ufficialmente ci troviamo nel cosiddetto periodo di transizione. Una fase cominciata lo scorso 31 gennaio, giorno in cui il withdrawal agreement o accordo quadro di recesso tra Londra e Bruxelles è entrato in vigore: già da quel momento il Regno Unito non è più membro dell’Unione europea. Il periodo di transizione dovrebbe terminare il 31 dicembre 2020.Se avete già sentito parlare di “vertici decisivi” sulla Brexit e di “rinvii all’ultimo minuto” è perché il percorso della Brexit è cominciato ufficialmente nell’ormai lontano 23 giugno 2016. In quella data, con un referendum popolare, i cittadini inglesi votarono a maggioranza (52% vs. 48%) per abbandonare l’Unione europea di cui il Regno Unito era ufficialmente parte dal 1° gennaio 1973.Dalla metà del 2016 fino al febbraio 2018, si sono succeduti sette round negoziali tra Londra e Bruxelles, culminati in una bozza di accordo quadro di recesso. Bocciato per ben tre volte dalla Camera dei Comuni, l’accordo è stato in parte modificato con la nuova bozza concordata nell’ottobre del 2019. Il tutto mentre all’interno del Partito Conservatore inglese si è consumata la fine della leadership di Theresa May e la lotta per la sua successione, che ha visto vincente Boris Johnson. Quest’ultimo è riuscito a imprimere una nuova accelerazione al processo, anche grazie alla schiacciante vittoria nelle elezioni generali del dicembre 2019; elezioni combattute con lo slogan Get Brexit done. Da qui l’uscita del Regno Unito lo scorso 31 gennaio e l’inizio del periodo di transizione di cui sopra.Il periodo di transizione – lo ricordiamo – si è reso necessario perché il Regno Unito, pur non essendo più uno Stato membro dell’Unione europea, è di fatto ancora parte del mercato comune europeo. Di conseguenza il Paese è soggetto all’acquis comunitario in materia. Da qui al 31 dicembre prossimo, anche se la data potrebbe ancora cambiare con l’accordo di entrambe le parti, occorrerà trovare una quadra sui rapporti tra Londra e Bruxelles una volta che la separazione sarà definitivamente consumata.I nodi della trattativa e la prospettiva ingleseIl futuro post-mercato comune è dunque il filo rosso che unisce i tre principali dossier adesso sul tavolo della trattativa:le modalità di accesso del Regno Unito al mercato unico europeo a partire dal 31 dicembre 2020;i diritti di sfruttamento per la pesca delle reciproche acque territoriali;la regolazione del confine tra Irlanda e Irlanda del NordAnche se mediaticamente meno fortunato rispetto ...



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