• LUNEDÌ 21 SETTEMBRE 2020 - S. Matteo apostolo

Tagliamo un terzo della nostra democrazia in cambio di un caffè all'anno

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La mia opposizione alla riforma che taglia in maniera “lineare” il numero dei parlamentari non implica una pregiudiziale ostilità nei confronti di ogni intervento volto a ridurre il numero dei componenti di Camera e Senato, ma parte dalla considerazione che si debba sempre preservare la funzionalità delle Camere e l’equilibrio istituzionale. In linea di principio, inoltre, la riduzione dovrebbe avere almeno un senso politico e rappresentare ad esempio la conseguenza del voto espresso attraverso la scheda bianca da parte di quegli elettori che non si sentano rappresentati dall’offerta politica. La riduzione dovrebbe comunque essere contenuta entro i limiti minimi di funzionalità di ciascuna Camera.Al contrario, con la riforma approvata (e votata da alcuni schieramenti per motivi di contingente opportunità politica e senza riguardo all’architettura costituzionale), si attuerà un taglio, appunto, lineare, con la riduzione a 400 deputati e a 200 senatori, e ciascuno di quegli eletti sarà chiamato a rappresentare, rispettivamente, oltre 150 mila ed oltre 300 mila elettori. Le circoscrizioni elettorali dovranno essere ridisegnate ed enormemente ingrandite.Già questo punto evidenzia quanto sia falso il “mantra” che pretende che questa riforma “tagli i costi della politica”, poiché è chiaro che per fare campagna elettorale in circoscrizioni più ampie saranno necessarie maggiori risorse economiche per cui i costi aumenteranno e non saranno sostenibili economicamente da tutti i singoli candidati. Per consentire, giustamente, a tutti la possibilità di fare politica, sarà forse necessario aumentare l’entità dei rimborsi elettorali e comunque i candidati faranno sempre più ricorso ad altre fonti di finanziamento, instaurando rapporti preferenziali con gruppi dotati di capacità economica portatori di interessi particolari.Dunque, si provocherà un ulteriore indebolimento del rapporto tra eletto ed elettori, mentre si consentiranno più facilmente interventi “lobbystici” a sostegno del candidato, il quale una volta eletto sarà maggiormente avvinto ad essi e rischierà di divenire un “agente” di questi finanziatori e non, ...



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