• VENERDÌ 30 OTTOBRE 2020 - S. Massimo martire

Smart working per contratto

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C’è una data da cerchiare in rosso sul calendario. Il 15 ottobre. Al netto di ripensamenti terminerà lo stato di emergenza deciso dal Governo per l’emergenza coronavirus. Non è una questione solo psicologica o politica. Ritornare all’ordinario implica l’uscita dalla logica dell’eccezionalità anche per alcune questioni chiave. Come lo smart working, che ha coinvolto tra i 6 e gli 8 milioni di italiani. Paletti saltati, per il datore di lavoro di fatto solo la possibilità di ratificare una scelta imposta dal Covid, ma a metà del mese prossimo si torna alla legge ordinaria, la numero 81 del 2017. E quindi all’obbligo di un accordo individuale e scritto tra il datore di lavoro e il lavoratore. Certo la legge contiene una serie di diritti in capo a chi fa il lavoro agile, ma aumenta la discrezionalità del datore anche rispetto alla concessione o meno dello smart working. Per questo il Governo vuole intervenire. Lo farà modificando la legge e spostando il baricentro dalla modalità face to face alla contrattazione nazionale e, a cascata, a quella aziendale. Un punto di caduta all’interno dell’esecutivo deve essere ancora trovato, ma la direzione è già tracciata. E la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, pur non entrando nei dettagli, la illustrerà giovedì al tavolo con i sindacati e con le associazioni delle imprese. La considerazione che fa da base all’intervento del Governo è che lo smart working è esploso nei numeri (da 570mila del 2019 a 6-8 milioni di oggi), ma soprattutto ha fatto esplodere una serie di questioni che tre anni fa, quando fu fatta la legge, erano ancora latenti e che latenti sono state fino a quando non è diventato un fenomeno di ...



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