• GIOVEDÌ 1 OTTOBRE 2020 - S. Teresa del Bambino Gesù

Reset Beirut

ATTENZIONE
Tutto il materiale presente in questo articolo è coperto da Copyright Huffingtonpost.it e ne è vietata la riproduzione, anche parziale.


I libanesi hanno dato l’assalto ai palazzi governativi, hanno bruciato pneumatici e scandito slogan contro il governo, nel sabato della rabbia che segna con ogni probabilità il limite della capacità di sopportazione del popolo libanese.Gli strascichi politici e sociali dell’esplosione del 4 agosto a Beirut sono enormi – come era facilmente prevedibile – all’interno di un contesto locale e internazionale fortemente polarizzato. L’esplosione, si dice la terza più potente nella storia tra quelle causate dall’uomo, non ha solo ferito mortalmente la città di Beirut ma ha soprattutto definitivamente portato al pettine tutti i nodi dei tanti, troppi , interessi che impediscono da sempre al Libano di emanciparsi dal suo passato e dal suo presente.In molti, certamente troppi, proiettano i propri più o meno legittimi interessi sulle vicende libanesi, con il risultato di aver innescato una crisi di proporzioni epocali, i cui esiti rischiano di essere ancora una volta catastrofici per il paese.Le uniche posizioni legittime sono oggi in Libano quelle della sua società, che da mesi manda un messaggio ben preciso a tutte le forze politiche, chiedendo a gran voce l’uscita di scena dell’intera leadership salita al potere alla fine della guerra civile.Si tratta di una protesta trasversale, del tutto estranea a qualsiasi logica confessionale o ideologica, costruita sulla frustrazione di trent’anni di malcostume, corruzione, approssimazione e sciatteria del livello di quella che ha permesso a 2.700 tonnellate di cloruro di ammonio di essere semplicemente ignorate in un magazzino nel centro della capitale, provocando una strage ...



Macrolibrarsi
Sannioportale.it