• MARTEDÌ 20 OTTOBRE 2020 - S. Contardo Ferrini

Recovery fund, occhio alle “riforme di contesto”

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A proposito del Recovery fund, l’attenzione della politica e dei media è concentrata quasi esclusivamente sull’entità delle risorse disponibili e, tutt’al più, sui settori verso cui verrebbero a essere dirottati gli investimenti.Il che non è del tutto sbagliato, vista la consistenza del plafond assegnato, nel suo limite massimo e potenziale, al nostro Paese: 209 miliardi, quattro volte tanto il portafoglio dei fondi strutturali per il sessennio 2014-2020, con i quali i nuovi fondi, peraltro, hanno molto in comune, sia dal lato procedurale che da quello contenutistico (crescita del Pil, mitigazione dei divari territoriali e sociali, transizione ecologica, formazione, occupazione, etc.).Ma le somiglianze si fermano qui. Perché i nuovi fondi, per una parte a debito (anche questo fa la differenza), sono incardinati in quello che nel dizionario istituzionale dell’Unione si chiama “Semestre europeo”, ovvero il ciclo di coordinamento delle politiche economiche dei singoli Paesi introdotto nel 2010, finalizzato alla prevenzione di squilibri macroeconomici, nonché alla promozione di una gestione morigerata dei bilanci pubblici e di “riforme strutturali” in campo economico e del mercato del lavoro.Non a caso alcune anticipazioni del “Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR)” del nostro Paese ...



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