• GIOVEDÌ 24 SETTEMBRE 2020 - S. Pacifico da S. Severino

Racconto di un restauro: l’importanza di fare “rete” per donare un futuro al passato

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Nuovamente davanti alla porta della chiesa di Gesù e Maria, ripercorro con la memoria momenti che mi legano fortemente a questo scrigno d’arte che è’ Pescocostanzo immerso tra i monti d’Abruzzo. Era l’estate del 1972 i miei genitori portarono me e le mie sorelle a Pescocostanzo per la prima volta. Seguirono estati e inverni di ricordi dolci e felici. Seguirono negli anni legami di amicizia, che durano ancora oggi, di padri, ora nonni, che uscivano a sfidare la tormenta per andare a prendere il pane nell’unico forno allora aperto. E di noi bambini ammassati sulla fiat cinquecento rossa del nostro maestro per raggiungere i campi da sci.Avevo 13 anni ed ero a Roma. Era pomeriggio inoltrato quando avvertii la casa muoversi fortemente. A San Donato Val di Comino con un gran boato si era risvegliata la terra. Un terremoto del settimo/ottavo grado della scala Mercalli aveva percosso tutta l’area dell’alto Sangro. Pescocostanzo era stata colpita. Quella stessa sera aiutai mio padre a mettere insieme coperte e viveri. Lo vidi partire la mattina dopo per portare assistenza agli sfollati. La paura di aver perso quel posto, per me meraviglioso, mi fece rendere conto, per la prima volta, del legame speciale che continuo ad avere con questo paese.Non ricordo esattamente quanto tempo era passato, ma quando vi tornai, rammento in modo ancora tangibile, la sensazione di apprensione che avevo, camminando per il paese che, con uno stupore da bambina, mi sembrava solo un po’ “ammaccato” ma era ancora lì, e io ero felicissima. Tornando verso casa entrai nella chiesa di Gesù e Maria, la prima all’inizio del paese per ringraziare il signore di aver protetto il mio mondo incantato. Gironzolando nella chiesa deserta, mi accorsi per la prima volta che vi erano tre dipinti, ...



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