• SABATO 28 NOVEMBRE 2020 - S. Rufo martire

Prima di Palamara, i richiami (dimenticati) del Colle sul correntismo (di E. Antonucci)

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(di Ermes Antonucci, Giornalista di cronaca giudiziaria per “Il Foglio” e studioso di Storia della magistratura e politiche sulla giustizia Università Luiss).  Il casoLa rimozione di Luca Palamara dall’ordine giudiziario da parte del Consiglio superiore della magistratura, decisa in seguito al cosiddetto scandalo delle nomine pilotate che nel giugno 2019 ha travolto l’organo di governo autonomo delle toghe, ha riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica e della dottrina sul fenomeno delle degenerazioni delle correnti nella magistratura e nel Csm.I recenti avvenimenti, seppur ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, sembrano infatti aver confermato il processo di involuzione vissuto negli ultimi decenni dalle correnti della magistratura associata, trasformatesi da organi di espressione del pluralismo culturale e ideologico delle toghe a veri e propri centri di potere. Sempre più penetrante è infatti divenuta l’influenza esercitata dalle correnti sul Csm, sia nella fase elettorale, sia nelle attività concrete svolte dal Consiglio riguardanti lo status dei magistrati (nomine, trasferimenti, promozioni, provvedimenti disciplinari).In questo contesto, grande rilevanza pubblica ha avuto il duro discorso pronunciato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nelle vesti di presidente del Consiglio superiore della magistratura, al plenum straordinario del Csm tenutosi il 21 giugno 2019 all’indomani dell’emergere dello scandalo giudiziario. “Quel che è emerso, nel corso di un’inchiesta giudiziaria, ha disvelato un quadro sconcertante e inaccettabile”, ha affermato Mattarella: “Quanto avvenuto ha prodotto conseguenze gravemente negative per il prestigio e per l’autorevolezza non soltanto di questo Consiglio ma anche per il prestigio e l’autorevolezza dell’intero ordine giudiziario; la cui credibilità e la cui capacità di riscuotere fiducia sono indispensabili al sistema costituzionale e alla vita della Repubblica”.Il presidente della Repubblica ha poi condannato “il coacervo di manovre nascoste, di tentativi di screditare altri magistrati, di millantata influenza, di pretesa di orientare inchieste e condizionare gli eventi, di convinzione di poter manovrare il Csm, di indebita partecipazione di esponenti di un diverso potere dello Stato”, una prassi che a sua opinione si manifesta “in totale contrapposizione con i doveri basilari dell’ordine giudiziario e con quel che i cittadini si attendono dalla magistratura”.Il durissimo intervento del presidente Mattarella è stato definito da alcuni osservatori “senza precedenti”. In verità, seppur le specifiche circostanze siano state certamente inedite (in particolare, per l’esplicito coinvolgimento nella vicenda di soggetti politici), quello di Mattarella non risulta essere il primo richiamo espresso da un presidente della Repubblica, nelle sue vesti di presidente del Csm, circa le degenerazioni del ruolo delle correnti nella magistratura e nell’organo di governo autonomo delle toghe.Contrariamente all’impressione diffusa negli organi di informazione e nella dottrina, il tema delle generazioni del “correntismo” è stato infatti al centro di richiami frequenti da parte di tutti i presidenti della Repubblica che si sono succeduti dalla fine degli anni Settanta, cioè da quando, in seguito a due cambiamenti istituzionali di grande rilievo (l’adozione del metodo proporzionale nell’elezione del Csm e lo smantellamento del tradizionale sistema di carriera), le correnti hanno cominciato a esercitare un’influenza di primo piano sull’attività svolta dal Csm.Pertini e CossigaGià il 9 luglio 1981 Sandro Pertini, nel suo intervento in occasione dell’insediamento del nuovo Consiglio superiore, sottolineò “la necessità di rigorosi accertamenti sulla idoneità dei magistrati all’esercizio delle funzioni ...



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