• MARTEDÌ 11 AGOSTO 2020 - S. Chiara d'Assisi

Ponte di Genova, che poca voglia di fare festa

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Che poca voglia di fare festa. Potrebbe essere una canzone del genovese Ivano Fossati, anzi in qualche modo lo è: Così canta in uno dei suoi tanti album belli, Lindbergh: “Che poca voglia di fare il soldato, io sono nato qui, per stare qui”. Le persiane sono ancora aperte, sui balconi sono intatti stendini e tavolini. Eppure il palazzone di via Porro 5, i cui cornicioni cadenti sembrano sfiorare il nuovo Ponte di Genova, è disabitato da due anni. A differenza di altre abitazioni non è stato buttato giù. È lì a ricordare che di un intero quartiere, sorto all’ombra dell’ex Ponte Morandi, crollato il 14 agosto del 2018 inghiottendo 43 persone, è rimasto ben poco. È rimasta la rabbia per quella che qui considerano una tragedia annunciata. Gli abitanti hanno lasciato le proprie case, ora sono sparsi un po’ ovunque, hanno ricevuto gli indennizzi per acquistarne un’altra ma gli manca il luogo dove sono nati e dove vorrebbero stare.Nello stesso tempo vi è la soddisfazione, quasi incredulità, dovuta al fatto che in due anni, rarità assoluta per l’Italia, è stato costruito il nuovo ponte San Giorgio e lunedì sarà inaugurato sulle note dell’Inno d’Italia, con il passaggio della prima auto, quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al suono di ’Crêuza de mä’del genovese Fabrizio De Andrè, interpretata da dieci cantautori. È tutto pronto, anche il palco sul ponte dal quale parleranno le autorità, il premier Conte, il commissario ...



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