• DOMENICA 5 LUGLIO 2020 - S. Antonio Maria Zaccaria

Paura del trappolone

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Conte e Berlusconi“Ci vuole fare un trappolone con Forza Italia sfruttando le nostre debolezze”. Sono toni fortissimi quelli che usa un uomo molto su nelle gerarchie del Movimento 5 stelle. Fortissimi soprattutto se si pensa il destinatario: Giuseppe Conte. Il premier che fu messo come architrave del patto con Matteo Salvini, il premier che è stato imposto al Partito quale conditio sine qua non del progetto giallorosso non aveva mai registrato un punto così basso nei rapporti con il Movimento 5 stelle. Perché davanti ai microfoni le parole si misurano, nel corpaccione parlamentare la confusione è tanta, ma ai vertici le relazioni sono ai minimi termini.E’ il Mes ad aver scavato un solco. Le recriminazioni sono martellanti: “In emergenza ha deciso tutto lui, sul Recovery fund si è costruito settimane di propaganda intestandosene i termini. Ora, guarda un po’, sul Fondo salva stati dice che l’ultima parola l’avrà il Parlamento. Che equivale a dire che ci vuole spaccare”. Il clima a Palazzo Chigi è teso. Chi lo frequenta ha notato un cambio d’umore negli ultimi giorni. Tra gli uffici si esclude una repentina caduta, ma il pressing del Pd preoccupa. E a quel pressing qualcosa si deve rispondere.La partita è complicata, la politica si trascina per settimane di caldo, vertici, veleni e sospetti in attesa di un qualcosa che probabilmente non arriverà mai. Per i 5 stelle l’epifania è il voto sul Mes. Concordano con Conte nella sua valutazione di far slittare il voto all’autunno. Sono sulle corde per quel che potrà succedere. “Non posso forzare, cadrebbe il governo”, ha ripetuto il presidente del Consiglio in questi giorni a chi gli ha chiesto di rispondere all’appello pro-Mes di Nicola Zingaretti. Tra i contatti fra tutti i big, da Vito Crimi a Luigi Di Maio, da Paola Taverna a Alessandro Di Battista, i giudizi sul capo del Governo sono sempre più taglienti.La paura è che Conte aspetti settembre per far maturare l’opzione azzurra. Spiega un colonnello 5 stelle: “A settembre avremo un quadro totalmente diverso, con le tensioni sociali, il referendum e la sessione di bilancio che arriva”. Il trappolone sarebbe questo: il premier mette ai voti il Mes all’inizio dell’autunno, mettendo in conto che i 5 stelle si spaccheranno e che Forza Italia lo voterà, potendo a quel punto gestire un eventuale cambio di maggioranza che tiri dentro pezzi consistenti del partito di Silvio Berlusconi facendo leva sul fatto che una vastissima maggioranza dei parlamentari M5s non vuole il voto. “Ma anche chi vota contro a quel punto saprà che la legislatura non cade, e si farà meno problemi, il premier vuole spaccarci per salvare la sua poltrona”. Il vuoto decisionale post Covid-19, la tiritera degli Stati generali, l’imperscrutabilità di un uomo che appena due anni fa chiedeva a Di Maio cosa poteva dire o non dire in aula, insieme a una situazione di generale sgretolamento, hanno generato un clima di sospetti e paure che sta portando i 5 stelle sull’orlo di una crisi di nervi.Il vertice che il premier ha convocato sul decreto Semplificazioni è stato un tentativo per arginare le spinte distruttive in maggioranza. Il secondo in pochi giorni, ampiamente partecipato, segnali concreti (e non colti) per sfatare il mito dell’uomo solo al comando. Conte vorrebbe portare il testo giovedì in Consiglio dei ministri, il conclave ha portato alla cancellazione delle norme sul condono e sulle assunzioni nella Pa, difese entrambe da Palazzo Chigi ma che hanno ceduto alla contrarietà di una maggioranza che ad oggi ha visto solo schede riassuntive dell’articolato. Lo scontro tra Italia viva e M5s - sia pur con differenze - e Pd e Leu dall’altro su appalti e cantieri alimentano i dubbi su un licenziamento già da questa settimana. “Normale dialettica in un governo di coalizione”, dicono i 5 stelle che con il ministro Sergio Costa hanno dato il via libera alla spinosa questione ambientale, “il futuro, quello vero, si gioca sul Mes”. 



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