• MARTEDÌ 20 APRILE 2021 - S. Agnese da Montepulciano

Le riflessioni di Byung-Chul Han: quanto dolore possiamo accettare?

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Non voglio la morte, non voglio il dolore, non voglio la sofferenza, non voglio il patire quotidiano che affatica il cuore, sfibra i muscoli e obnubila la mente. Voglio la felicità, voglio il benessere, voglio il sorriso perenne di una vita piena. Del resto, è stato Nietzsche a scrivere: “Dice il dolore: perisci! Ma ogni piacere vuole eternità, vuole profonda, profonda eternità!”.In tutti i “non voglio” e “voglio” risiede il nucleo centrale dell’ultimo libro di Byung-Chul Han, “La società senza dolore. Perché abbiamo bandito la sofferenza dalle nostre vite”, edito da Einaudi. Libro utile poiché, attraverso la lettura del dolore fatta da filosofi e pensatori di prima grandezza come Hegel, Jünger, Adorno, Heidegger, Benjamin, von Weizsäcker, Kafka e lo stesso Nietzsche, se ne ricava l’ineluttabilità e la forza, anche catartica, quella ineluttabilità e quella forza che fanno scappare l’essere umano, troppo umano.Però, con la pandemia da Covid, tragedia epocale, ciò che abbiamo scacciato dalla finestra secondaria è rientrato dalla porta principale e ora vive e domina accanto a noi, dentro di noi. Se Philippe Van Parijs e Christian Arnsperger si chiesero, nel lontano 2003, in un libro edito dal “Mulino”, quanta diseguaglianza potessimo accettare, è lecito chiedersi oggi quanto dolore possiamo accettare. Centomila morti, soltanto nel nostro Paese, tragedie della solitudine e del dolore. Già, quanto dolore!Un ...



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