Joe Biden e l’America ferita: una sfida immane in circostanze avverse

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Si dice che la storia non si ripete, sebbene a volte si diletti in rime. A riprova che nei detti popolari ci sia spesso un fondo di verità, nel discorso inaugurale di Joe Biden come 46esimo presidente degli Stati Uniti si è udita un’eco del discorso del suo immediato predecessore.Quattro anni fa, Trump descrisse l’America come un “carnaio”, dove le fabbriche abbandonate testimoniavano delle migliaia di lavori “rubati” dalla Cina, le città erano terre di nessuno in mano a criminali, la potenza americana nel mondo in declino per l’incompetenza di chi lo aveva proceduto (non solo Barack Obama, ma tutti i presidenti del dopoguerra).Certamente nell’America di inizio 2017 non mancavano i problemi, ma l’economia era in crescita da sette anni, la polarizzazione politica non era diventata violenta, il crimine era ai minimi storici e pochi all’estero ne mettevano in discussione la posizione di potenza globale preminente, la capacità di governare o lo status di democrazia liberale.Quattro anni dopo, Biden ha parlato a una nazione ferita, dove la pandemia ha fatto in meno di un anno lo stesso numero di morti della Seconda guerra mondiale (circa 400 mila), l’economia è in contrazione, la violenza politica e le tensioni razziali in aumento.A questa nazione, che assomiglia quella raccontata da Trump più ora che quattro anni fa, il neo-presidente ha parlato con sobrietà, enfatizzando come la resistenza alle avversità ...



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