• VENERDÌ 7 MAGGIO 2021 - S. Flavio martire

Il Recovery c'è, ma ora l'Italia si gioca tutto sulle regole

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Il Recovery c’è. Ci sono i soldi. Tanti, 221,5 miliardi. C’è lo schema per distribuirli e ci sono i progetti, le scadenze, gli obiettivi. Perché dovremmo spendere bene e in fretta questi soldi ce lo ricorda e se lo ricorda il Governo nel testo del Piano, quando scrive che dobbiamo “riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica”, ma anche “contribuire ad affrontare le debolezze strutturali dell’economia italiana”. Insomma dobbiamo rialzarci e dobbiamo farlo con gambe e braccia nuove, uscendo dal cliché del dopo che sarà diverso dal prima o dell’andrà tutto bene come alibi per non affrontare quelle questioni che ci trasciniamo da tempo e che la pandemia ha sì amplificato, ma non certo generato da zero. Se si parte dalla coda velenosa, quel debito/Pil che quest’anno schizzerà al 159,8%, come dopo la Grande Guerra, risalire verso la testa, cioè il Recovery, appare un azzardo. E però fare crescere il Pil di tre punti percentuali nel 2026, quando tutti i soldi europei saranno arrivati in Italia, è l’obiettivo che il Governo si pone e che l’Italia deve centrare se vuole archiviare la lunga stagione dell’ultimo decennio, quella del Pil anemico, dello zero virgola, di una crescita che crescita non è stata, di un’economia reale che ha pagato il conto della crisi del 2008. Ma ora c’è il Recovery, ci sono le regole europee dell’austerità che sono state prima sterilizzate e poi congelate, almeno fino alla fine dell’anno prossimo. C’è Mario Draghi a palazzo Chigi, c’è lo spazio nuovo che si può creare in Europa per provare a sdoganare gli eurobond e quella condivisione, politica oltre che economico-finanziaria, che fino ad oggi è mancata. Almeno ci si proverà, al netto delle resistenze dei Paesi nordici. Perché la Germania non sarà più guidata da Angela Merkel (ricordando che è stata lei a volere ...



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