• LUNEDÌ 28 SETTEMBRE 2020 - S. Massimo martire

Grazie all’Opera di Roma per un grandissimo Rigoletto: regia di Cherstich, non di Michieletto

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Il “Rigoletto” di Giuseppe Verdi (ma non più di Francesco Maria Piave), per la regia di Michieletto, ha mandato in sollucchero una parte degli appassionati dell’Opera lirica. L’altra parte, più esigente, non c’è andata proprio, avvertita com’era dai testi promozionali che il Duca di Mantova si mutava in capo di una gang da periferia “non luogo” (orecchiando pulp fiction l’applauso è servito) e Rigoletto in un giostraio (vive in un carrozzone), uomo di bassi servizi. La critica musicale non esiste quasi più, il panegirico per la “genialità”, va da sé “rivoluzionaria”, di questi misfatti è ormai incorporata, più pronta della bava del cagnolino di Pavlov.Corrado Augias ha avuto la generosità di ospitare su Repubblica, nella sua rubrica “lettere”, alcune mie righe in proposito (ho visto la michielettata nella diretta tv, spero sempre di dovermi ricredere).Le riporto:Caro Augias, a proposito del ‘Rigoletto’ nella regia di Michieletto, e consimili, mi permetto una piccola argomentazione di tipo sillogistico.Un’opera lirica non è solo musica. I musicisti facevano riscrivere parti del libretto, e riscrivevano momenti dello spartito a partire dal libretto. Un’opera lirica è dunque il frutto della sinergia di musicista e librettista, co-autori.Perciò, a meno di non stabilire che un’Opera lirica è solo musica, al regista non deve essere concesso maggior arbitrio verso il libretto di quanto ...



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