• DOMENICA 7 MARZO 2021 - S. Teofilo vescovo

Gli interpreti afghani e il patriottismo globale

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È l’alba a Herat. Siamo nel 2017. Giungono alla spicciolata signori e signore afghani, che si distinguono per l’abbigliamento tipico del luogo. Percorrono il corridoio protetto da alte mura di sacchi di sabbia che dall’entrata principale conduce al cuore di Camp Arena.Sono i lavoranti locali che prestano la loro opera nel campo. Molti di essi sono ben noti al contingente di Resolute Support, perché lavorano nel campo da tempo. Manovali, addetti alle pulizie, aiutanti nelle cucine…i militari li chiamano per nome perché ormai li conoscono bene. In un mondo in cui le misure di sicurezza impongono la distanza dalla vita quotidiana che si svolge fuori dal campo militare, queste persone costituiscono un continuum, una finestra sulla società afgana. Ancora di più gli interpreti, grandi professionisti, coraggiosi e competenti.Nelle mie visite al campo di Herat – l’ultima durante la presenza della Brigata “Aosta”, che per quasi nove mesi, sotto il comando del generale di Brigata Mauro D’Ubaldi ha fornito addestramento, consulenza e assistenza ai vertici operativi delle Afghan National Defence and Security Forces (ANDSF) – ho potuto apprezzare personalmente il lavoro che svolgono gli interpreti in un contesto così complesso. Il loro preziosissimo contributo è apparso evidente durante i numerosi incontri che ho avuto presso il campo e fuori, organizzati dai Comandanti e dai loro efficientissimi staff di militari italiani.Tutta la storia del nostro impegno in Afghanistan, da ISAF a Resolute Support, come le nostre attività di cooperazione civile-militare, è stata sempre contraddistinta dalla capacità di interagire e dialogare con la popolazione civile e con le componenti della società afghana. In tutti questi anni i nostri militari sono stati assistiti dagli interpreti afghani, i quali con la loro professionalità hanno contribuito alla costruzione di un sentimento di fiducia nei confronti dei nostri militari da parte della popolazione civile locale.Molti comandanti italiani in questi giorni hanno ricordato la funzione di “mediatori culturali” svolta dagli interpreti nel favorire la comprensione e l’ascolto della popolazione afghana. Il lavoro di interpretariato in un contesto come quello afghano non si limita alla traduzione letterale, è molto di più, perché deve contribuire ...



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