• GIOVEDÌ 15 APRILE 2021 - S. Anastasia martire

Dal "chiudiamo tutto" al "riapriamo cinema e teatri", la realpolitik di Dario Franceschini

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Ma come, adesso pure Franceschini è diventato “aperturista”? Da quando, tre giorni fa, il ministro della Cultura ha manifestato pubblicamente il desiderio che, in Europa, l’Italia sia la prima a riaprire cinema, teatri e sale da concerto annunciando di aver chiesto un incontro al Cts per valutare “i passi possibili” da fare, la domanda rimbalza con una certa insistenza. Dentro il Governo e fuori. Che il cambio al vertice post crisi, Mario Draghi al posto di Giuseppe Conte, salutato con favore da un fronte aperturista piuttosto eterogeneo - sui ristoranti ad esempio si sono trovati d’accordo il leghista Matteo Salvini, il cinquestelle Stefano Patuanelli, il dem Stefano Bonaccini - abbia modificato anche l’approccio di alcuni ministri alla gestione della pandemia? Se lo chiede più di un osservatore, stupito che tra quegli alcuni, ammesso ci siano, possa rientrare Dario Franceschini. Proprio lui, che i giornali ci hanno raccontato come terrorizzato dal virus, descrivendolo a tale punto ipocondriaco da schermarsi naso e bocca con due mascherine e le mani coi guanti in lattice - e invece indossa una sola mascherina del tipo 2m. Proprio lui da sempre considerato con l’ex ministro agli Affari regionali, Francesco Boccia, e il riconfermato alla Sanità, Roberto Speranza, come esponente dell’ala rigorista del Conte due, tutti e tre paladini strenui del principio del “massimo ...



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