• LUNEDÌ 30 NOVEMBRE 2020 - S. Andrea apostolo

In tribunali, giornali e social gli stereotipi sulla violenza sulle donne viaggiano in cerchio

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Annalisa Ramundo 14/10/2020 Donne a.ramundo@agenziadire.com La catena di rimpalli circolare sbilancia il ruolo delle vittime e quello degli autori della violenza e crea una percezione errata del fenomeno in cui a sembrare colpevoli sono le donne Share on facebook Share on twitter Share on whatsapp Share on email Share on print ROMA – Quando si parla di violenza maschile contro le donne giornalisti, giudici, social media e web tengono la narrazione sotto scacco, facendo viaggiare stereotipi e pregiudizi in una catena di rimpalli circolare che sbilancia il ruolo delle vittime e quello degli autori della violenza e crea una percezione errata del fenomeno in cui, ancora una volta, a sembrare colpevoli sono le donne. Proprio per questo i giornalisti sono chiamati a “spezzare e interrompere la spirale del pregiudizio che richiama la spirale della violenza” dichiara Manuela Perrone, giornalista inviata parlamentare de ‘Il Sole 24 Ore’, nella terza giornata del programma di formazione per giornalisti del ‘Progetto Step-Stereotipo e pregiudizio: per un cambiamento culturale nella rappresentazione di genere in ambito giudiziario, nelle forze dell’ordine e nel racconto dei media‘, promosso dall’universita’ della Tuscia in collaborazione con l’ong Differenza Donna e il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri.A richiamare il concetto di circolarità della responsabilità è Ilaria Boiano, avvocata penalista esperta in diritto dell’immigrazione e protezione internazionale di Differenza Donna, che sottolinea come nei casi di violenza di genere “gli stereotipi compromettano l’effettività dei diversi livelli in cui si concretizza l’accesso alla giustizia, l’accertamento dei fatti e, di conseguenza, della responsabilità”, incidendo “sulle prove che si ammettono, sulle modalità con le quali si procede all’istruzione di un processo, sulla percezione dei giudici rispetto ai fatti e sull’attendibilità” dei soggetti coinvolti nel procedimento. Ecco che allora le campagne diffamatorie a mezzo stampa architettate da uomini in vista che tentano di veicolare lo stereotipo della donna che mira al patrimonio dell’ex marito soltanto perchè l’ex moglie ha richiesto un mantenimento adeguato per i figli, vengono amplificate nei tam tam social, andando a costruire quel ‘senso comune’ che “alimenta nei giudizi ...



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